Stoici, non fighetti

La democrazia americana (e non solo) sta attraversando una crisi epistemica. Le motivazioni illustrate sul New York Times dal commentatore conservatore David Brooks e la risposta del professore Tom Nichols, in uscita ad agosto con un nuovo libro
6 LUG 21
Ultimo aggiornamento: 04:05
Immagine di Stoici, non fighetti
L’America sta attraversando una crisi epistemica. Se per molti il problema è intellettuale e va ricercato nella seconda conoscenza, quella proposizionale, per Brooks risiede invece in quella morale: il crollo della fiducia e l’aumento dell’ostilità sono problemi emotivi. Donald Trump “se la cava con le sue bugie perché racconta storie di espropriazione che sembrano vere per molti di loro”, persino gli studenti delle scuole d’élite mancano di capacità analitiche. Secondo l’opinionista il vero problema è nell’istruzione: non deve basarsi solo su ragione e capacità di pensiero critico, ma deve comprendere anche la capacità di raccontare esperienze emotive e storie su noi stessi.
Il professore Tom Nichols non la pensa così. Crede che Brooks sbagli a pensare che più “educazione civica” possa risolvere le ingiustizie nel mondo, perché “non puoi educare un pubblico moralmente alla deriva, benestante e annoiato allo stoicismo, alla tolleranza e alla liberalità”. Sì, l’ordine sociale è ingiusto, ci sono “forgotten places” che generano disperazione. Ma il problema centrale per Nichols è che chi guida queste accuse non sono le principali vittime dell’oblio e dell’ingiustizia. A guidarle ci sono i bianchi a reddito medio e i ragazzi della Ivy League e non i diseredati del paese, quelli che “non votano per aver gridato troppo forte”. Le loro sono le vere storie a cui la borghesia annoiata dovrebbe credere.