Al Global Health Summit il team Europa a Roma dice al resto del mondo: esportate vaccini

Draghi annuncia che l’Italia donerà 15 milioni di dosi. Gli obiettivi di solidarietà per l’immunità globale. I 16 punti e i brevetti
21 MAG 21
Ultimo aggiornamento: 18:26
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È stato un primo passo, ha detto Mario Draghi in conclusione del Global Health Summit ospitato dal governo italiano a Roma. Il primo risultato dell’incontro è stata la dichiarazione di Roma in sedici punti che servirà a correggere gli errori fatti durante la pandemia e a rimettere al centro delle relazioni internazionali il multilateralismo, che costituisce, a detta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, presente a Roma, il filo rosso, “anzi d’oro”, di tutta la dichiarazione. Al di là delle promesse che legano i paesi del G20 e rimette al centro dell’attenzione le organizzazioni multilaterali, Wto e Who, sono gli impegni concreti che devono fare la differenza e che rispondono a un paradigma su cui ha insistito il presidente del Consiglio: “Non bisogna lasciare che la disuguaglianza sui vaccini porti a una maggiore disuguaglianza di reddito”. L’obiettivo è aumentare le vaccinazioni in giro per il mondo, finora sono state somministrate 1,5 miliardi di dosi in oltre 180 paesi. Solo lo 0,3 per cento in paesi a basso reddito, l’85 per cento negli stati più ricchi. Gli impegni sono seri, la presidente della Commissione ha annunciato due iniziative importanti, una di effetto immediato oltre ai cento milioni di dosi già donate dall’Ue.
Le aziende farmaceutiche, ha detto von der Leyen, forniranno a prezzo di costo 1,3 miliardi di dosi quest’anno e 1,3 nel 2022. Gran parte dello sforzo sarà sostenuto da Pfizer, il resto sarà diviso tra Moderna e Johnson & Johnson. L’obiettivo a lungo termine riguarda invece la creazione di hub di produzione, per cui ci sarà la collaborazione delle aziende farmaceutiche per condividere le conoscenze. “Bisogna portare in Africa la tecnologia mRna”, ha detto Ursula von der Leyen. Anche l’Italia ha preso impegni concreti e Draghi ha annunciato la donazione di 15 milioni di dosi, di 300 milioni di euro per i vaccini e altri 200 per iniziative legate a clima e salute.
La forza della dichiarazione di Roma, secondo il presidente del Consiglio, viene dalla “sincerità”, dalla volontà di correggere quella tendenza a “incurvarsi su se stessi”, tipica della prima fase della pandemia. La dichiarazione dei membri del G20, che non ha la forza di un trattato, ma che i due leader in conferenza stampa hanno definito “storica”, ha al suo interno anche promesse dettagliate sulle filiere aperte, che coinvolgono anche gli Stati Uniti, e che elimineranno i blocchi su componenti e materiali.
L’Ue vede avvicinarsi la fine della pandemia, ha detto Draghi, ma le promesse e gli impegni tenuti assieme dal filo dorato del multilateralismo sembrano anche la ricostruzione di un mondo che torna a credere nella cooperazione. Con una differenza: l’Unione europea ora vuole essere centrale.