Leader e voto

Il vento verde-nero della Germania sa molto di Merkel

I conservatori tedeschi scelgono Armin Laschet come candidato cancelliere. I Grünen danno prova di maturità e volano nei sondaggi. Nell'eredità della cancelliera c'è anche la sintonia possibile di questa coalizione

Paola Peduzzi

Laschet è impopolare nella regione che governa, il Nordreno-Vestfalia, è impopolare a livello nazionale, piace poco persino ai suoi compagni di partito che infine l’hanno sostenuto ma che per giorni hanno flirtato con l’opzione bavarese di Söder. Per di più questo stallo ha rallentato la stesura del programma elettorale dell’Unione (Cdu-Csu), faccenda che preoccupava già non poco i conservatori, visto che da molti anni il loro programma è semplicemente Angela Merkel

I conservatori tedeschi hanno scelto il loro candidato alla cancelleria, il leader della Cdu Armin Laschet, il predestinato prima che la candidatura del rivale interno, il bavarese Markus Söder, non iniziasse a sembrare a molti, soprattutto agli elettori sentiti nei sondaggi, un’ottima idea. In seguito a un negoziato che tutti raccontano estenuante e a  una nottata di scontri (e di leak e di intemperanze: c’è sempre un piacere perverso nella stampa internazionale quando i tedeschi  si comportano come dei mediterranei), Laschet è uscito vincitore. Poco dopo, anche se quelle ore sono sembrate un’eternità, Söder ha detto che si farà da parte e lavorerà all’unità elettorale della Cdu e della sua Csu: la guerra è finita, le cose sono andate come voleva Angela Merkel.

 

Di feste non ce ne sono state, naturalmente, se non il sorriso di Laschet, il “toller Kerl” come dicono tutti, il bravo ragazzo che si è trovato in mezzo a una cosa che sembra più grande di lui. Quegli stessi commentatori che sottolineano i suoi sorrisi sono impietosi: Laschet è impopolare nella regione che governa, il Nordreno-Vestfalia, è impopolare a livello nazionale, piace poco persino ai suoi compagni di partito che infine l’hanno sostenuto ma che per giorni hanno flirtato con l’opzione bavarese di Söder. Per di più questo stallo ha rallentato la stesura del programma elettorale dell’Unione (Cdu-Csu), faccenda che preoccupava già non poco i conservatori, visto che da molti anni il loro programma è semplicemente Angela Merkel.

 

Si parte in affanno, insomma, con i musi lunghi dell’insoddisfazione di una compagine che si prepara da tempo alla successione, anche con parecchie ambizioni accumulate sulla strada, e invece ora si ritrova in ritardo, con un’immagine molto indebolita e un leader in discesa. I merkeliani sono i più tranquilli, avevano fatto i conti con la possibilità che Söder fosse il prescelto, ma contavano sulla tenuta del piano originario: dicono anche che sono abituati a leader sottostimati, in fondo la Merkel lo è stato per molto tempo. Ora si può soltanto recuperare, e costruire intese, cosa su cui Laschet è bravino. Perché non si sa come andranno le elezioni, ma è quasi certo che si dovrà formare un governo di coalizione, e dopo anni di prove di colori, coi rossi, con i gialli, con tutti e due, oggi è il verde che sembra inevitabile. Annalena Baerbock è stata appena nominata candidata cancelliera dei Grünen, in un processo di selezione che spicca non soltanto perché è stato ordinato e leale, ma soprattutto perché ha mostrato la maturità di un partito che nella sua trasformazione più vistosa e più pragmatica si affida a una leader giovane che è nata nell’anno della fondazione dei Grünen. Questa maturità fa sembrare i Verdi ancora più appetibili per una coalizione di governo con i conservatori, e i sondaggi continuano a essere generosi, ieri registravano un superamento dei Verdi sull’Unione a livello nazionale.  Questo non vuole dire che non ci saranno intoppi né che l’inevitabilità percepita di oggi regga fino al 26 settembre ma dev’essere  la suggestione di un’immagine che circola con insistenza in queste ore a far pensare che il tandem Laschet-Baerbock sia il più adatto a trasportare in avanti l’eredità della Merkel. L’immagine, non recente, è quella in cui la cancelliera parla con la Baerbock: ha un interesse e una curiosità nello sguardo che fanno sembrare che abbia notato qualcosa che l’ha colpita. Chissà, un’erede.
      

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi