La nuova chiusura austriaca è un déjà-vu

Il lockdown in Austria durerà fino al 6 dicembre e nemmeno le scuole rimarranno aperte. Per riaprire il governo pensa a organizzare dei test di massa, sarà questa la novità per tornare alla normalità
17 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 05:24
Immagine di La nuova chiusura austriaca è un déjà-vu
Roma. L’arrivo di un nuovo lockdown generale sembrava impossibile, o almeno tutti i paesi europei sembravano pronti a promettere che non sarebbe più stato necessario, che con le ondate bisognerà conviverci ancora a lungo. E chiudere tutto, dopo l’esperimento primaverile, sarebbe una cosa insostenibile. Insostenibile lo sarà ma l’Austria, dopo aver tentato il mese scorso di tenere sotto controllo i contagi con delle misure più morbide e coprifuoco mirati, ha deciso che sarà meglio chiudere tutto, da oggi fino al sei dicembre, perché l’avanzare della seconda ondata sembra più rapido e meno controllabile del previsto. A marzo il cancelliere Sebastian Kurz era stato tra i primi a chiudere tutto, la situazione in Italia aveva spaventato moltissimo i vicini europei, e quando il numero dei casi in Austria era ancora limitato, il governo aveva deciso di sbarrare i confini e di imporre il lockdown. Questa chiusura anticipata aveva fatto in modo che gli effetti della prima ondata fossero contenuti, e l’Austria, assieme a Danimarca e Repubblica ceca, era stata anche tra i primi paesi europei a riaprire. Ma la seconda ondata è diversa, il ministro della Sanità, Rudolf Anschober, ha detto che “è più dinamica, più potente e più difficile della prima”, così il cancelliere ha dovuto prendere la decisione che nessuno leader avrebbe voluto prendere: tornare alla primavera. Questa decisione ha anche un motto, una frase con cui Sebastian Kurz ha annunciato a tutti che il coprifuoco austriaco durerà “ventiquattrore”, ha detto che “ogni contatto è un contatto di troppo” e per questo ogni attività non essenziale rimarrà chiusa, si potrà uscire soltanto per fare la spesa, per motivi di lavoro o sanitari urgenti. Lavorare da casa sarà obbligatorio per chi potrà farlo, rimarranno aperti soltanto i supermercati, le banche, gli uffici postali, i tabaccai. Ma non le scuole.
Le scuole hanno rappresentato, dall’inizio della seconda ondata, il fronte sul quale nessuno dei governi europei era disposto a cedere: Angela Merkel ed Emmanuel Macron, dopo l’annuncio di nuovi coprifuoco e chiusure, avevano detto che la didattica sarebbe andata avanti. L’Italia anche. L’Austria si sta muovendo in modo diverso, il cancelliere ha detto che vuole che la curva si appiattisca il più rapidamente possibile, e per farlo la chiusura deve riguardare tutto e tutti. A spaventare il governo di Vienna è stata proprio la velocità nella progressione del virus, lo scorso fine settimana i nuovi contagiati erano più di novemila al giorno, e la nazione ha superato il Belgio registrando il maggior numero di nuovi casi per milione di abitanti (550) nell’Europa occidentale.
La gestione prudente della prima ondata aveva dato un vantaggio all’Austria, la seconda ha colto alla sprovvista molti dei paesi poco toccati dalla pandemia in primavera, Kurz è quindi tornato sui suoi passi, è tornato ai metodi di marzo, “ho una richiesta urgente per voi – ha scritto su Twitter – non incontrate nessuno”.