Se una vignetta mette in crisi (ancor di più) la relazione tra Erdogan e Macron
Il settimanale satirico irride il presidente turco e fa infuriare il mondo islamico. Aperta un’inchiesta da parte della procura di Ankara per “ingiuria alla persona investita della carica di capo dello stato”. Ma il portavoce del governo francese difende la testata

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Frédéric Poitier, delegato interministeriale francese alla lotta contro il razzismo (Dilcrah), ha annunciato oggi all’Afp di aver sollecitato la giustizia a proposito del tweet del ministro turco: “È indecente gettare benzina sul fuoco minacciando la redazione di Charlie, visto l’attuale contesto caratterizzato dal processo degli attentati di Charlie Hebdo e dalla tragedia dell’assassinio di Samuel Paty”. In giornata, si è espresso anche il portavoce del governo francese Gabriel Attal, dichiarando che, nonostante i “tentativi di destabilizzazione e di intimidazione”, la Francia non “rinuncerà mai ai suoi princìpi e ai suoi valori”. Il governo turco non aspettava altro per alimentare l’odio contro Macron, trattato da Erdogan come un “malato mentale” per la sua fermezza sulla laicità e la libertà d’espressione. E infatti, questa mattina, è stata aperta un’inchiesta da parte della procura di Ankara ai danni di Charlie Hebdo per “ingiuria alla persona investita della carica di capo dello stato”. Oltre all’apertura di una procedura giudiziaria, la Turchia ha promesso misure “diplomatiche” contro Parigi. Che a sua volta, per voce del segretario di stato per gli affari europei Clément Beaune, chiederà delle “sanzioni” a livello europeo ai danni di Ankara.
Nel delicato contesto di tensioni politiche tra Francia e Turchia, questa sera a Istanbul si è giocata la partita tra Paris Saint-Germain e Istanbul Basaksehir valida per la seconda giornata della fase a gironi della Champions League. Tra il 1994 e il 1998, il presidente dell’Istanbul Basaksehir era un certo Recep Tayyip Erdogan, e l’attuale presidente del club, Göksel Gümüsdag, è un fedelissimo del sultano di Ankara. Il principale sponsor e azionista del club è Medipol, gruppo di ospedali privati di proprietà di Fahrettin Koca, medico della famiglia Erdogan diventato ministro della Salute, e lo stadio Fatih Terim, nel quartiere di Basaksehir, è stato costruito da Kaylon, una delle imprese di costruzioni che gravitano attorno al presidente turco, implicata in tutti i grandi progetti di infrastrutture. I legami tra il presidente turco e il club sono così solidi che in Turchia l’Instanbul Basaksehir viene soprannominato “Erdoganspor” o “Erdogan Football Club”.