Rapporto dal Golfo

Daniele Raineri

L’analisi dell’assicuratore dice: i pasdaran attaccano le petroliere. L’Iran fa un annuncio nucleare

L’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran ha annunciato ieri che entro dieci giorni il paese supererà la scorta di uranio arricchito consentita dall’accordo del luglio 2015 (era di 300 chilogrammi). Ha annunciato anche che potrebbe cominciare a sforare la soglia dell’arricchimento prevista dall’accordo che oggi è bassa, 3,67 per cento, e portarla al venti per cento – l’uranio dev’essere puro al 90 per cento per essere usato nella produzione di un’arma atomica, ma l’arricchimento al venti per cento secondo fonti tecniche citate dall’Economist dimezzerebbe il tempo necessario alla produzione. Il presidente dell’Iran, Hassan Rohani, aveva già annunciato l’8 maggio con un discorso in tv che il governo avrebbe cominciato a ignorare le clausole dell’accordo ed era una data simbolica perché era il primo anniversario della rottura del patto da parte dell’America – il presidente americano Donald Trump fin dalla campagna elettorale aveva definito l’accordo atomico “il peggiore di sempre”.

 

Questo annuncio da parte dell’Iran è disegnato per fare pressione e per portare a nuovi negoziati: usciamo dall’accordo del 2015, ma soltanto un po’ e lo diciamo in via ufficiale. I destinatari non sono gli americani, che ormai di sicuro non torneranno dentro a un patto che considerano morto, ma gli altri firmatari: Regno Unito, Francia, Germania, Unione europea, Russia e Cina. L’Iran vuole che prendano contromisure economiche in grado di aggirare le sanzioni imposte dagli americani, ma si tratta di una speranza poco concreta: chi rinuncerebbe al mercato americano per continuare a fare affari con gli iraniani? Gli europei a gennaio hanno annunciato la creazione dell’Instex, un canale commerciale basato sullo scambio che però riguarderebbe cibo e medicine, quindi categorie che non sono incluse nelle sanzioni e che non salveranno l’economia dell’Iran dalle decisioni dell’Amministrazione Trump. Il presidente americano e i suoi consiglieri hanno scelto di applicare la linea della “massima pressione” contro l’Iran.

     

Il 22 aprile hanno annullato le esenzioni che permettevano ad alcuni stati di continuare a comprare il greggio iraniano e quindi di fatto hanno isolato l’Iran dal mercato: l’8 maggio, lo stesso giorno del discorso in tv di Rohani, hanno imposto sanzioni su acciaio, ferro, alluminio e rame, che per gli iraniani era il secondo settore d’esportazione più importante dopo il greggio. La crisi ha aperto un dibattito interno al regime tra gli attendisti che preferiscono aspettare la conclusione naturale del mandato di Trump e chi invece sostiene la necessità di reagire e di interrompere la “massima pressione”.

  


Le milizie houthi dello Yemen, appoggiate dall'Iran, celebrano l'abbattimento di un drone americano avvenuto il 6 giugno (è stato poi confermato dal Pentagono)


  

In questo contesto arriva una sequenza di fatti senza paternità che alza ancora di più la tensione e che non si limita agli attacchi di giovedì 13 giugno contro due superpetroliere in transito nel Golfo dell’Oman. Domenica 12 maggio altre quattro petroliere erano state attaccate nella stessa zona, con danni minori. La compagnia di assicurazione norvegese di una delle navi aveva scritto un rapporto sugli attacchi che è apolitico – la compagnia si occupa soltanto di ricostruire l’accaduto e di calcolare i rischi per il futuro – e che doveva restare riservato, ma è stato letto dall’agenzia Reuters: dice che la responsabilità è “quasi certamente” delle Guardie della rivoluzione islamica dell’Iran, che con questi attacchi di entità minore intendono lanciare un segnale, anche loro sono in grado di infliggere danni ai traffici altrui. Il rapporto spiega che gli attacchi sono stati fatti con probabilità grazie a droni sottomarini capaci di portare una carica di esplosivo fra i trenta e i cinquanta chili, partiti con discrezione da qualche nave che navigava nelle vicinanze. C’è somiglianza tra le schegge della carica e le schegge delle bombe montate sui barchini suicidi lanciati in zona dalle milizie yemenite houthi – che sono appoggiate dall’Iran. Il documento definisce gli attacchi “misure asimmetriche con negabilità plausibile”: asimmetriche perché l’Iran è più debole e non cerca uno scontro diretto, negabilità plausibile perché può sostenere – e infatti sostiene – di non essere responsabile. Del resto anche durante la “guerra delle petroliere” negli anni Ottanta l’Iran negava gli attacchi alle petroliere in transito nel Golfo (furono 66 nel solo 1986). L’assicuratore norvegese infine avverte: ci saranno altri attacchi, cosa che poi si è verificata. Ci sono stati altri attacchi, ma con un metodo che ancora non è stato chiarito.

  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)