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Il piano di Macron in Europa (e col Pd) raccontato dai suoi architetti

"Stiamo costruendo un’alternativa che sarà centrale e senza la quale non potrà esserci nessuna maggioranza”, ci dice Pieyre-Alexandre Anglade

2 Aprile 2019 alle 11:28

Il piano di Macron in Europa (e col Pd) raccontato dai suoi architetti

Foto LaPresse

Parigi. “Non cambieremo soltanto la vetrina, ma tutta la boutique”, dice al Foglio Pieyre-Alexandre Anglade, responsabile degli Affari europei della République en marche (Lrem) e deputato dei francesi all’estero per il Benelux, accanto a Caterina Avanza, l’italienne del partito macronista, scelta come coordinatrice della campagna per le europee. “La Brexit è l’evento politico più grave dalla fondazione dell’Unione europea, un evento che obbliga l’Europa ad avere un nuovo respiro. Per dimostrare ai cittadini europei che abbiamo capito ciò che è successo, proporremo una nuova casa comune che sarà fondata su tre pilastri: quello storico, rappresentato dall’Alde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa), quello incarnato dal Pde (di cui fa parte il MoDem, il partito centrista di François Bayrou, principale alleato di Lrem a Parigi, ndr), e quello della République en marche (Lrem) e dei partiti che saremo riusciti ad attirare”, spiega Anglade.

 

I contorni del progetto di Macron in Europa iniziano a essere più chiari, mentre a Parigi va in scena un rimpastino che promuove tre fedelissimi Sibeth Ndiaye (portavoce), Cédric O, (Economia digitale) e Amélie de Montchalin (Affari europei): ci sarà un nuovo gruppo in cui saranno ben accetti tutti coloro che condivideranno i valori europeisti e liberali e che verrà creato tra il 26 maggio e la prima plenaria del nuovo Europarlamento a inizio luglio. “Chi vuole far avanzare le cose in Europa deve riunirsi. Nel passato un certo numero di partiti è entrato nel gruppo S&D (Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici) e nel Ppe (Partito popolare europeo) non perché erano socialisti e conservatori, ma perché non c’era alternativa. Stiamo costruendo un’alternativa che sarà centrale e senza la quale non potrà esserci nessuna maggioranza”, dice Anglade. Non si era mai iscritto a nessun partito fino al 2016, ma ora è uno dei principali ambasciatori di Lrem in Europa, il tessitore della tela macronista negli altri paesi dell’Ue. “Ovviamente – precisa il deputato macronista – non c’è nessun dialogo possibile con i nazionalisti e l’estrema sinistra perché non sono un’alternativa credibile”.

 

Sulle strategie di alleanza con l’Italia, risponde Caterina Avanza. “L’Italia non sfugge alla logica evocata da Pieyre-Alexandre, ma naturalmente, in questo momento, si parla solo con il Partito democratico (Pd) e + Europa”, dice al Foglio, aggiungendo che ci sono stati incontri con Carlo Calenda e Matteo Renzi, mentre con il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, una telefonata. “Zingaretti ha manifestato a Stanislas Guerini (presidente di Lrem, ndr) la sua disponibilità a lavorare assieme su diversi temi e in particolare in materia sociale, pur sottolineando, per ora, la volontà di restare nella stessa famiglia politica al Parlamento europeo”. Anglade ha poi sottolineato che “c’è stata un’evoluzione positiva nei rapporti col Pd: fatto, fino a qualche mese fa, tutt’altro che scontato. Mi ricordo che con Guerini avevamo incontrato alcuni eurodeputati del Pd e che erano molto chiusi alla possibilità di lavorare assieme a Lrem. Oggi, invece, la situazione è diversa, pur restando malleabile. Vedremo dopo le elezioni quale sarà la forma della nostra collaborazione. Anche se alla fine non saremo nello stesso gruppo, potremmo comunque creare dei legami, dei ponti per una maggioranza di progetto”. Calenda pare sempre più tentato a raggiungere il nuovo gruppo macronista. Ma è il solo, attualmente, della gauche italiana.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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