Biden è già inguaiato

Daniele Raineri

Non si è ancora candidato ma è finito in una storia #metoo, molti dem sono contenti (anche Trump)

New York. Il momento in cui i candidati americani si gettano nella campagna elettorale per diventare presidente è sempre preparato con cura dagli staff per ottenere il maggiore effetto positivo, ma per Joe Biden le cose stanno andando in modo molto diverso: deve già difendersi dall’accusa di essere un molestatore di donne con gesti e contatti non richiesti come se fosse un candidato ufficiale, anche se il lancio della sua corsa per le presidenziali in teoria è previsto per la fine di aprile. Venerdì scorso Lucy Flores, una ex parlamentare democratica del Nevada, ha scritto un articolo per raccontare che nel 2014 prima di un comizio Biden – che era arrivato per darle manforte – le annusò i capelli e le diede un bacio lento sulla nuca. Mi sono fatta avanti soltanto ora, ha spiegato Flores, perché Biden potrebbe diventare un candidato del mio partito.

 

Il risultato è che l’ex vicepresidente è stato costretto a cominciare un’operazione precipitosa per contenere il danno, senza nemmeno passare dal via. Ha rilasciato due dichiarazioni per spiegare che a volte nel corso degli anni ha fatto gesti di sostegno molto goffi con alcune donne, ma che non sono mai stati gesti maliziosi. Molte sono arrivate in suo soccorso. Stephanie Carter ieri ha voluto spiegare una volta per tutte che una famosa scena in cui Biden le appoggia le mani sulle spalle e le sussurra all’orecchio durante il giuramento di suo marito, Ashton Carter, come segretario alla Difesa nel 2015 non era stata altro che un gesto di incoraggiamento perdipiù molto apprezzato in quel frangente. La sequenza era subito stata tirata fuori dopo la denuncia di Flores come dimostrazione che Biden tocca troppo e si erano scatenate speculazioni da social media. Sheila Nix, che era a capo dello staff di Biden durante la campagna 2012 per la rielezione e che viaggiò con lui per tutto il paese, dice che aveva assegnato ruoli molto importanti alle donne del suo staff, che le sosteneva sempre e che aveva un atteggiamento molto rispettoso. 

 

Gli altri candidati democratici non sono così benevoli e vedono a portata di mano l’occasione per strozzare nella culla la campagna elettorale di Biden, che secondo i sondaggi è davanti a tutti nelle preferenze degli elettori dell’opposizione. Cinque giorni fa la Cnn ha citato un sondaggio Quinnipiac che mette l’ex vice al ventinove per cento delle preferenze tra gli elettori che tendenzialmente votano contro Trump, seguito da Bernie Sanders al diciannove per cento e da Beto O’Rourke al dodici. Il campo dei democratici è molto affollato e ogni speranza dei candidati in fondo alla lista passa per l’eliminazione di Biden. Ieri Elizabeth Warren ha detto di credere a Lucy Flores e che Biden “deve rispondere” del suo gesto. Anche Sanders ha detto di credere a Flores e che “una sola accusa non basta a squalificare Biden, questa è una scelta che deve fare lui” – che è una precisazione velenosa. Inoltre è ripreso il dibattito generale che riguarda cos’è molestia a una donna e cosa no. Non è il lancio in cui sperava lo staff dell’ex vicepresidente.

 

Lucy Flores, l’accusatrice, è molto vicina a Sanders, ha fatto un endorsement a suo favore nel 2016 e ha lavorato come dirigente per Our Revolution, il gruppo che ha come obiettivo quello di portare avanti la linea politica di Sanders anche dopo la sconfitta alle primarie contro Hillary Clinton. Ieri circolavano i selfie entusiasti che Flores si è scattata assieme a Sanders e molti bideniani notano che sbarazzarsi di Biden con una storia di molestie in stile #metoo non provata sarebbe un delitto perfetto. Nel partito ricordano la storia del senatore Al Franken, uno dei volti più noti dei democratici, che si dimise a inizio 2018 perché i suoi colleghi non vollero aspettare la fine di un’inchiesta per appurare se le accuse contro di lui fossero vere oppure no, atterriti dall’idea di apparire troppo fiacchi nella condanna – salvo poi pentirsi di averlo eliminato senza prove sicure.

 

La portavoce del presidente Donald Trump, Kellyanne Conway, ha detto che Biden deve rispondere all’accusa, senza menzionare il fatto che Trump è accusato di molestie più gravi da una decina di donne, che ha pagato un’attrice porno e una modella di Playboy perché tacessero sulle sue relazioni extraconiugali con loro e che nell’ottobre 2016 dovette chiedere scusa per alcune sue vanterie su come lui la fa sempre franca quando afferra le donne “by the pussy” perché è famoso.

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  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)