Novanta dibattiti per difendere l'Ue dall'estrema destra

Schams El Ghoneimi*

Sono nato e cresciuto in Francia perseguendo la visione di Europa, così come i miei genitori l’avevano costruita per me. Lui egiziano, lei francese, il loro esempio ha alimentato in me il sogno di un’Europa libera e unita. Tuttavia, se consideriamo il contesto attuale, quel sogno è minacciato da forze populiste e di estrema destra, le quali alle prossime elezioni europee potrebbero conquistare il Parlamento.

 

Di fronte a tale eventualità, ho deciso dunque di intraprendere un vero e proprio tour de France alla ricerca di una spiegazione a questa deriva e alla crescente mancanza di fiducia dei cittadini francesi nei confronti delle istituzioni europee. I novanta dibattiti che ho tenuto, soprattutto in piccoli paesi e villaggi, sono serviti ad avvicinarmi di più alle comunità locali francesi, aiutandomi a comprendere meglio la percezione che i cittadini europei hanno dell’Ue e quale strategia seguire per far fronte al rafforzamento dell’estrema destra in tutta l’Europa.

 

Numerosi sono gli insegnamenti che ho tratto da quest’esperienza a stretto contatto con i cittadini. Innanzitutto, questi dibattiti mi hanno reso ancora più cosciente del fatto che la sfiducia degli europei nell’Unione, risultata chiaramente dal voto sulla Brexit, è purtroppo un fenomeno comune a tutti gli stati dell’Ue, Francia e Italia in primis. Nel mio paese, ad esempio, solo il 50 per cento dei cittadini si dichiara contrario a una eventuale Frexit, mentre il 23 per cento è favorevole.

 

Grazie al mio tour de France, ho avuto modo di realizzare che questo dato allarmante è principalmente dovuto ad una generale mancanza di coscienza non solo di come funzionano le istituzioni europee, ma anche dei benefici che i cittadini traggono dal far parte dell’Unione. E’ ancora ampiamente diffusa la percezione che l’Ue sia un “covo di burocrati” chiusi nella loro bolla e lontani dalla vita reale degli europei. Questo vale soprattutto per il Parlamento europeo.

 

Ebbene, la finalità delle discussioni che ho avuto con associazioni, studenti e cittadini è stata proprio quella di fare chiarezza sulle funzioni e sui poteri del Parlamento. Quest’ultimo gioca un ruolo sempre più significativo nel processo decisionale europeo e l’effetto che esso ha sulle nostre vite è tangibile. Solo discutendone direttamente con i cittadini sarà possibile cambiare la visione scettica e diffidente che essi hanno relativamente alle istituzioni dell’Ue.

 

Un secondo fondamentale insegnamento datomi da questo tour di dibattiti sta quindi nella necessità di ascoltarci l’un l’altro. Comprendere il bisogno di cambiamento e la frustrazione che ha spinto alcuni elettori a votare per l’estrema destra, in Francia come in Italia, è decisivo per rispondere alle vere problematiche economico-sociali dell’Europa.

 

La strategia più efficace per colmare il divario comunicativo tra i cittadini e le istituzioni europee e per costruire un nuovo rapporto di fiducia tra questi deve partire dal basso, dal coinvolgimento delle comunità locali nel dibattito europeo. Da una parte, l’Ue deve andare incontro ai propri cittadini, senza lasciare campo libero al populismo. E’ in quest’ottica che mi sono dimesso dal mio ruolo di assistente parlamentare e sono andato a discutere con i cittadini francesi nei paesi e nelle piccole città. Dall’altra parte, tutti i cittadini europei per primi devono mettersi in gioco e far sentire la propria voce, ad esempio partecipando a petizioni, aderendo a un partito o lanciando iniziative proprie. A titolo esemplificativo, nel 2015 in collaborazione con alcuni rifugiati siriani ho creato “Syrians Got Talent”, un gruppo di musicisti creato per ristabilire la fiducia tra i locali e i rifugiati e a promuovere così l’idea di un’Europa aperta e inclusiva.

 

Il mio viaggio attraverso la Francia ha pertanto consolidato la mia convinzione secondo cui il progetto europeo non può funzionare se non ci impegniamo tutti a sostenerlo e a dare il nostro contributo per migliorarlo. Restare nella nostra indifferenza e nel nostro rifiuto non farà altro che rendere l’estrema destra più forte.

 

*Ex consigliere al Parlamento europeo, fondatore di Syrians Got Talent

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