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Macron perde un altro pezzo: se ne va anche Ismaël Emelien

Il consigliere speciale faceva parte del giglio magico del presidente francese. L'addio sarebbe legato al suo coinvolgimento nell’affaire Benalla

12 Febbraio 2019 alle 10:48

Macron perde un altro pezzo: se ne va anche Ismaël Emelien

Ismaël Emelien (foto LaPresse)

Parigi. Da consigliere speciale di Emmanuel Macron, si era sempre tenuto lontano dalle luci mediatiche e non aveva mai dato interviste: la prima l’ha data ieri sera (11 febbraio ndr) al Point, per annunciare le sue dimissioni. Ismaël Emelien, l’impenetrabile 31enne che ha accompagnato il presidente della Repubblica nella sua scalata verso l’Eliseo, abbandona il Château in piena crisi dei gilet gialli e sullo sfondo dell’affaire Benalla. Consigliere per la comunicazione nel gabinetto di Macron ministro dell’Economia, artefice e stratega di En Marche!, “Isma” faceva parte del giglio magico del presidente francese, del primo cerchio dei marcheurs.

 

Il suo addio, già evocato nelle scorse settimane da alcuni giornali, fa seguito a quello di Sylvain Fort, plume e capo della comunicazione di Macron, e di Barbara Frugier, responsabile delle relazioni con la stampa estera. L’inquilino dell’Eliseo perde il suo consigliere più stretto, uno dei suoi due emisferi (l’altro è Alexis Kohler, segretario generale del palazzo presidenziale, anch’egli dato in uscita), il principale ingranaggio della macchina comunicativa e strategica del governo. Soprannominato da Kohler “il coltello svizzero della macronia”, Emelien, al Point, ha giustificato la sua partenza con la pubblicazione del suo prossimo libro, un manifesto del progressismo scritto a quattro mani con un altro consigliere, David Emiel, anch’egli prossimo all’uscita di scena.

 

“Per etica personale, mi sono impegnato a mantenere un silenzio assoluto che non è compatibile con la pubblicazione di quest’opera”, ha dichiarato Emelien al settimanale liberale parigino, prima di aggiungere: “La mia partenza corrisponde a una nuova tappa del mio impegno politico. Dopo Bercy, la campagna presidenziale e l’Eliseo, voglio ritrovare il confronto in prima linea. Oggi, ci si sente soli a difendere il progressismo, c’è bisogno di punti di riferimento nella società e oltre le nostre frontiere, e credo che in questa posizione sarei più utile. Resterò a completa diposizione del presidente e continuerò ad aiutarlo. Continuo a combattere la stessa battaglia, ma attraverso altre vie”.

 

In realtà, ci sarebbe una ragione molto più delicata all’origine della sua partenza: il suo coinvolgimento nell’affaire Benalla. Il suo nome ritorna con insistenza nei dossier giudiziari che riguardano l’ex bodyguard di Macron. Mediapart, qualche giorno fa, ha pubblicato alcune registrazioni in cui Benalla, al gendarme Vincent Crase (entrambi sono indagati per violenze volontarie per aver picchiato due manifestanti lo scorso 1° maggio), dice di essere protetto da Brigitte Macron e da Emelien che “mi consiglia sui media e compagnia bella”. In più, la giustizia francese sta cercando di capire perché le immagini della videosorveglianza della place de la Contrescarpe a Parigi, fornite illegalmente dai poliziotti a Benalla, siano state diffuse da account Twitter vicino all’esecutivo, dopo essere transitate all’Eliseo. La presidenza della Repubblica ha riconosciuto che Ismaël Emelien era in possesso di queste immagini incriminate, assicurando, tuttavia, che quest’ultimo ignorava la loro provenienza, prima di consegnarle alla giustizia. L’addio di Emelien era stato concordato a metà novembre, secondo quanto riportato dal Point, ma sarà effettivo soltanto a marzo-aprile. Se ne va un altro macronista storico, e non è certo una bella notizia per il presidente francese.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha anche scritto un libro, Macron. La rivoluzione liberale francese, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, la cucina emiliana, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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