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Macron nomina in superconsigliere per rimettersi en marche

Philippe Grangeon entra nel gabinetto del presidente. Già al fianco di Strauss-Kahn e Hollande, dovrà riorganizzare la comunicazione dell’Eliseo

4 Febbraio 2019 alle 20:05

Macron nomina in superconsigliere per rimettersi en marche

Philippe Grangeon

Parigi. Ne sono convinti tutti nell’entourage del presidente della Repubblica francese: in questi tempi di fragilità, non c’è più spazio per chi ha smesso di credere nella rivoluzione en marche, né per gli indecisi, né per i dubbiosi, Emmanuel Macron, attorno a sé, ha bisogno di persone solide, fedeli e di grande esperienza. Si spiega così la nomina di Philippe Grangeon come nuovo “consigliere speciale”, un posto chiave nel gabinetto del capo dello stato francese, che preannuncia il probabile addio dell’altro consigliere speciale, Ismaël Emelien, coinvolto in prima persona nell’affaire Benalla.

 

L’arrivo di Grangeon all’Eliseo si inserisce nel quadro della vasta riorganizzazione delle squadre che accompagneranno Macron nella seconda parte del quinquennio, in seguito alle partenze improvvise di alcuni macronisti della prima ora, come l’ex capo della comunicazione Sylvain Fort e l’ex responsabile delle relazioni con la stampa estera Barbara Frugier. 61 anni e l’aria di chi ne ha viste tante, quest’uomo “con il peso del mondo sulle spalle e una scintilla negli occhi”, come lo presenta un marcheur, ha un cv che fa impallidire molte persone della Parigi che conta, è considerato uno degli strateghi più importanti di Francia al pari di Alain Minc e Jacques Attali, e consiglia Macron nell’ombra da quando quest’ultimo ha mosso i primi passi al ministero dell’Economia sotto la presidenza Hollande.

 

“Ciò che mi ha sedotto fin dal primo giorno, è il suo coraggio assolutamente eccezionale. Non cedere mai, nemmeno per un istante, al Partito socialista, è stato qualcosa di coraggioso. Anche accettare a più riprese, prima da ministro dell’Economia e in seguito da candidato alle elezioni presidenziali, di affrontare dei lavoratori in difficoltà, di ascoltarli e di rispondergli, è stato un gesto coraggioso”, ha detto Grangeon di Macron nel libro “Le tueur et le poète” di Nicolas Domenach e Maurice Szafran. “Tuttavia – ha aggiunto – il coraggio non ha nulla a che vedere con l’eccesso di autostima. Su questo aspetto del suo carattere, l’ho messo in guardia diverse volte. Un presidente deve avere ciò che io chiamo i ‘termometri’, deve essere pieno di termometri. Ma è giovane Emmanuel, e non ne ha ancora molti”.

 

Il suo atterraggio nel bureau adiacente a quello che fu di Stéphane Séjourné, consigliere politico di Macron ora alle redini della campagna presidenziale della République en marche (Lrem) per le europee, conferma l’ascesa della cosiddetta macronia “fuori le mura”, di quel mondo di sostenitori del presidente francese che si sono fatti un nome nel settore privato, chi nel mondo dell’industria chi nel mondo associativo (un altro di questi è Jean-Marc Borello, presidente del Groupe SOS, un’associazione molto influente che lavora contro tutte le forme di esclusione), e hanno contribuito al progetto macronista con i loro consigli di esperti e uomini che lavorano quotidianamente sul campo, a contatto con la gente.

 

Come racconta il Figaro, questo stimato consigliere fresco di pensione dopo una grande carriera a Capgemini, colosso della consulenza informatica quotato al Cac40, avrà il ruolo di “sparring partner”: si occuperà dei legami con i responsabili politici e sindacali (è stato sindacalista nella Cfdt, l’organizzazione sindacale riformista), renderà più fluidi i rapporti tra l’Eliseo e Matignon, compito non facile visti gli attriti degli ultimi mesi, e olierà gli ingranaggi di Lrem, per prepararla al meglio alle europee di maggio. “Creerò delle passerelle, sarò l’apostolo della trasversalità, del collettivo”, assicura Grangeon, che Libération dipinge come “l’uomo che sussurra all’orecchio destro della sinistra”.

 

Ma Grangeon, ex consigliere di Dominique Strauss-Kahn, poi di François Hollande, che lo scorso anno, per sei mesi, ha assicurato l’interim di Lrem dopo la partenza di Christophe Castaner, avrà anche il compito di riorganizzare la comunicazione dell’Eliseo al posto di Sylvain Fort, l’ex plume di Macron, che ha abbandonato il suo bureau al quarto piano del palazzo presidenziale dieci giorni fa (non dirigerà la comunicazione, come precisato dal quotidiano Les Echos, ma dovrà comunque curare i rapporti con la stampa assieme a Sibeth Ndiaye). “È un uomo di riflessione, dotato di esperienza e senza doppi fini”, sostiene François Bayrou, presidente del Modem e principale alleato di governo di Macron. “Porterà saggezza”, assicura il leader centrista. “Ha un profilo diverso da quelli che sono già presenti nell’entourage del presidente, in quanto ex sindacalista uomo d’esperienza. Darà un altro tipo di contributo”, ha dichiarato Jean-Marc Borello. Un altro che potrebbe presto avere un ruolo più definito all’interno della nuova macronia.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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