Juncker dice no al nazionalismo e rafforza le frontiere esterne

Redazione

Nel discorso annuale sullo stato dell'Unione europea, quello che con tutta probabilità sarà l'ultimo rivolto da presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker ha detto che “l'articolo 7 deve essere usato ogni qualvolta lo stato di diritto è messo in pericolo”. Un segnale chiaro in vista del voto di oggi del Parlamento europeo sull'avvio della procedura contro l'Ungheria per le violazioni dei princìpi democratici.

 

Juncker ha difeso “il patriottismo che viene usato per il bene degli altri” e che non ha nulla a che fare “con il nazionalismo esagerato che proietta odio e che dobbiamo respingere”. Il presidente della Commissione ha parlato dell'Europa come “luogo di pace e prosperità” e ha ricordato il disastro delle guerre del secolo scorso. Juncker ha illustrato i risultati più importanti della sua presidenza – la ripresa economica dopo anni di recessione e il calo dei disoccupati – e ha fatto il punto sui grandi temi affrontati dall'Ue, tra cui la questione degli immigrati.

  

Su alcuni punti, le proposte di Juncker non sono lontane dagli obiettivi dei sovranisti. Juncker ha detto che verranno messi 10 mila nuovi agenti a guardia dei confini per rafforzare le frontiere dell'Unione europea. Ha aggiunto di volere accelerare le procedure per il rimpatrio dei migranti irregolari. Tuttavia, Juncker ha ricordato che l'Europa ha bisogno di “migranti qualificati” e che i confini interni nell'Ue non sono accettabili. Un riferimento implicito, quest'ultimo, ai respingimenti dei migranti a Ventimiglia e alle barriere con l'Italia imposte dal governo austriaco sul Brennero. Juncker ha aggiunto che “le soluzioni ad hoc sulla distribuzione dei migranti ogni volta che arriva un barcone” devono essere sostituite “da una solidarietà permanente”. Una chiara allusione alle polemiche del governo italiano a seguito dell'approdo della nave Diciotti a Catania.

  

Per risolvere il problema dei migranti alla radice Juncker ha parlato di “una partnership vera e profonda tra Europa e Africa”. Il continente africano “non ha bisogno della nostra carità ma di maggiori investimenti privati”. Il commissario europeo ha parlato di un “accordo di libero scambio tra Ue e Africa, ovvero una partnership economica tra uguali”.

  

Infine Juncker chiarisce che “sulla questione della Brexit il Regno Unito non è nella stessa posizione privilegiata degli stati membri”. E aggiunge che i rischi del cosiddetto “hard border” tra la Repubblica d'Irlanda e Irlanda del nord “sono colpa della Brexit, non dell'Unione europea”. Tuttavia, il presidente della commissione accoglie con favore “la proposta di Chequers di Theresa May di una partnership per il futuro tra Ue e Regno Unito”. Un'apertura rispetto al capo negoziatore di Bruxelles Michel Barnier che ha fatto trapelare una posizione più critica verso la proposta del primo ministro britannico.

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