Non è tutta ultradestra la Svezia

Gregorio Sorgi

Malgrado le sensazioni della vigilia, l'ultradestra svedese non ha sfondato e i socialdemocratici non sono crollati come si pensava. Il partito anti-migranti dei Democratici svedesi ha conquistato il 17,6 per cento dei voti, un buon aumento rispetto al 12,9 per cento del 2014. Per i socialdemocratici, primo partito con il 28,4 per cento, le elezioni sono andate meglio delle attese. Sono calati rispetto alle ultime consultazioni (meno 12 seggi) e hanno avuto il peggior risultato dal 1908. Ma non c'è stato il crollo che si prospettava alla vigilia, e i partiti di centrosinistra (socialdemocratici, verdi, e sinistra radicale) hanno conquistato più del 40 per cento dei voti. La sinistra estrema ha guadagnato sette seggi, meno del previsto, e i verdi che hanno fatto parte dell'ultimo governo ne hanno persi dieci, superando di poco la soglia elettorale del quattro per cento. Il centrosinistra avrà 144 seggi, una distanza minima rispetto alla somma del centrodestra (143 seggi). I socialdemocratici, quasi sempre al governo nell'ultimo secolo, potranno continuare a dare le carte nelle trattative per la formazione del nuovo governo.

L'ultradestra è andata meno bene del previsto. Alcuni dei sondaggi pre-elettorali proiettavano i Democratici svedesi al 25 per cento, e molti giornali stranieri avevano evocato lo spettro di una netta svolta a destra della Svezia. I flussi elettorali mostrano che i nazionalisti sono stati votati in egual misura sia dagli ex elettori socialdemocratici che dai moderati. Solo il 13 per cento delle donne ha votato per l'ultradestra, che ha avuto più successo tra gli uomini (25 per cento). Il leader Jimmie Åkesson ha detto che il suo partito avrà “una grande influenza” nel prossimo parlamento e che le elezioni sono “state una vittoria”.

 

Tuttavia, difficilmente riuscirà ad andare al governo. I partiti di centrodestra, che hanno sommato il 40,6 per cento dei voti, sono molto divisi sull'ipotesi di un'eventuale alleanza con l'ultradestra. I liberali (all'8,6 per cento) e i centristi (al 5,5 per cento) sono nettamente contrari. I moderati di Ulf Kristersson (al 19 per cento) e i democristiani (al 6,4 per cento) sono più possibilisti: difficile una coalizione, però c'è la suggestione di un governo di minoranza con l'appoggio esterno del partito di Åkesson. In questa ipotesi, l'estrema destra riuscirebbe ad esercitare una grande influenza sulle scelte del governo, in particolare sul tema dei migranti che è stato il loro cavallo di battaglia.

Altrimenti, l'opzione più accreditata è la grande coalizione tra moderati e socialdemocratici, a cui mancherebbero cinque voti per avere la maggioranza in parlamento di 175 seggi. Il governo guidato da Stefano Löfven dal 2014 si è tenuto in vita grazie all'appoggio esterno del centrodestra. Il premier uscente non si è dimesso, e ha spiegato che i partiti “hanno un obbligo morale di formare un governo”. Löfven ha aggiunto che i democratici svedesi “non offriranno mai qualcosa che può aiutare la società. Aumenteranno solo la divisione e l'odio”. Adesso si prevede una lunga negoziazione tra i partiti, come già successo di recente in Belgio, Spagna, Germania e Italia.

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