Macron sfida Salvini e stringe alleanze contro i sovranisti

Mauro Zanon

Parigi. La temperatura dello scontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e il vicepremier italiano Matteo Salvini si è alzata notevolmente in questi giorni, dopo che quest’ultimo, da Milano, in compagnia del capo del governo ungherese Viktor Orbán, ha indicato l’inquilino dell’Eliseo come il principale nemico dell’Europa dei sovranisti e l’emblema delle élite finanziarie di Bruxelles. “Cambiare i trattati dell’Unione europea non solo sull’immigrazione è una nostra priorità, ma se la Francia di Macron invece di dare lezioni agli altri governi dimostrasse per prima la solidarietà riaprendo il confine di Ventimiglia allora anche i paesi di Visegrad potrebbero avere un atteggiamento diverso”, ha dichiarato Salvini martedì, in una conferenza stampa dove il nome del capo dello stato francese è stato pronunciato più volte, in maniera ossessiva.

 

“Nel Parlamento europeo attualmente ci sono due campi: uno guidato da Macron che è a capo di quelle forze che sostengono l’immigrazione. Dall’altra parte ci siamo noi che vogliamo fermare l’immigrazione illegale”, ha aggiunto il premier ungherese, che con Salvini vuole creare il nuovo asse della fermezza, tutto muri e sovranismo. Ieri, da Copenaghen, dove si trovava in visita di stato per convincere i dirigenti danesi ad aderire al suo “arco europeo”, Macron ha colto l’occasione per rispondere in maniera netta agli attacchi dei due leader euroscettici, rivendicando orgogliosamente di essere il loro arcinemico liberale: “Non cederò di un passo ai nazionalisti e a coloro che predicano odio. Se hanno voluto vedere nella mia persona il loro oppositore principale, hanno ragione”. E ancora: “Se ritengono che in Francia ci sia il nemico del nazionalismo, della politica dell’odio, dell’Europa che deve pagare quel che ci fa comodo senza imporre alcuna forma di responsabilità e di solidarietà, hanno ragione”.

 

Lo scenario è chiarissimo. E del resto, era quello che si era già andato a creare a livello nazionale, con Marine Le Pen e il suo Front National, durante la campagna per le presidenziali del 2017: da una parte una forza politica e un leader, Macron, che crede in un’Europa unita e solidale in grado di rispondere compatta alle sfide della globalizzazione, un’Europa liberale, moltiplicatrice di opportunità, un’Europa aperta, rivolta verso l’Africa e il Mediterraneo, un leader che sta lavorando per creare quelle alleanze transnazionali necessarie a mantenere in vita questa visione del mondo; dall’altra, formazioni duramente antieuropee, arroccate su posizioni di chiusura, di anacronistico protezionismo, nemiche della libera circolazione di persone e del libero mercato, dunque delle idee principali su cui è stata fondata l’Europa. “Nei prossimi giorni e nei prossimi mesi dovremo prendere delle decisioni approfondite per trattare i temi delle migrazioni”, ha spiegato da Copenaghen Macron, prima di aggiungere: “Questo implica serietà e spirito di responsabilità, restando attaccati ai nostri valori, come il diritto di asilo, con una vera politica nei confronti dei paesi d’origine e al loro interno. Non è ciò che propongono Orbán e Salvini”.

 

La controrisposta del ministro dell’Interno italiano non si è fatta attendere: “Da inizio 2017 ad oggi la Francia del ‘bravo Macron’ ha respinto più di 48mila immigrati alle frontiere con l’Italia, comprese donne e bambini. Sarebbe questa l’Europa ‘accogliente e solidale’ di cui parlano Macron e i buonisti?”, ha scritto stamattina in un post su Facebook Salvini, sottolineando che “l’Italia non è più il campo profughi d'Europa” e che “la pacchia per scafisti e buonisti è finita!”.

 

Le elezioni europee del prossimo anno ci diranno se il modello macronista potrà essere esportato oltre i confini francesi, se una terza via per andare oltre il bipolarismo conservatori-socialisti è possibile anche in Europa. Accettando di radicalizzare lo scontro con i leader sovranisti europei nei panni del loro principale antagonista, Macron conta di stringere alleanze su scala continentale. Oggi è in Finlandia, e fra pochi giorni, a Parigi, arriverà la cancelliera tedesca Angela Merkel. Maggio 2019 è dietro l’angolo, e l’inquilino dell’Eliseo sa bene che le prossime settimane saranno decisive.

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