Il vertice tra Merkel e Putin. Siria, Ucraina e gas per non dire Trump

Micol Flammini

Roma. C’è un galateo speciale, un codice esclusivo che ricorre durante i loro incontri. All’inizio della settimana, in tutta fretta, Vladimir Putin e Angela Merkel hanno annunciato un vertice bilaterale, previsto per oggi. Inaspettato ma dettato dagli eventi. L’Europa non sa di chi fidarsi – Merkel sa bene che non sarà Putin a meritare la sua fiducia, ma su alcuni punti potrebbe essere un alleato –, la Russia sembra aver capito invece che le alleanze con Donald Trump durano il tempo di un tweet e tra tutti, la Germania è il paese a cui guardare con più attenzione. L’agenda ufficiale, comunicata giovedì, convive al fianco di una non ufficiale. I due leader hanno annunciato che parleranno di Siria e di Ucraina. Angela Merkel vuole che gli accordi di Minsk vengano ridiscussi e soprattutto che il Cremlino si impegni a rispettarli. Il Nord Stream 2, il gasdotto che dovrà attraversare il Baltico per portare gas dalla Russia alla Germania, sarà un altro tema fondamentale.

 

Oltre a questi argomenti, c’è il non detto. Nel castello di Masenberg, fuori Berlino, Angela Merkel e Vladimir Putin parleranno di Donald Trump, l’incognita, la variabile imprevedibile. Sarà un vertice più rilassato rispetto ai precedenti, sia la cancelliera sia il presidente russo sono alla ricerca di nuovi partner e questo incontro nasce in funzione anti trumpiana: la Germania e la Russia sono state colpite dai dazi su acciaio e alluminio e temono gli effetti della crisi in Turchia, oggi insieme cercano delle soluzioni. Hanno imparato a convivere, si studiano, si rispettano e sanno di poter collaborare su alcuni punti senza per questo diventare alleati. Berlino non ha nessuna intenzione di revocare le sanzioni alla Russia – Angela Merkel ci tiene a puntualizzarlo prima di ogni bilaterale. Ma al momento possono aiutarsi e condividono degli interessi economici, come il Nord Stream 2. Il progetto non piace agli Stati Uniti e nemmeno ai paesi del Baltico. Oltre all’economia, i due stati possono essere utili l’uno all’altro. La gestione dell’immigrazione in Germania ha indebolito politicamente Angela Merkel, ora la cancelliera ha bisogno di un accordo che le permetta di gestire meglio la crisi, un patto che consenta ad alcuni rifugiati di tornare in Siria potrebbe, ad esempio, rafforzare la sua posizione. Mosca ha un ruolo importante nel conflitto siriano e potrebbe facilitare la realizzazione di un patto del genere. Sulle violenze in Ucraina orientale, dove la Russia ha sostenuto i ribelli, la Germania spera di poter ridare vita agli accordi di Minsk, il patto nato nel 2014 per pacificare la regione. Da allora i combattimenti sono andati avanti e in molti temono che il progetto Nord Stream 2 possa mettere a repentaglio ogni speranza di stabilità. Ma la Merkel l’ha promesso e non ha intenzione di cedere: il conflitto in Ucraina orientale deve finire. Infine c’è Trump. Siria, Ucraina e il gasdotto sono argomenti centrali, ma la variabile Trump, al momento, è un’emergenza che sta turbando sia la Germania sia la Russia. Studiare strategie congiunte sui dazi ed evitare le ripercussioni della crisi turca sono delle priorità che non sfuggono al pragmatismo dei due leader.

 

Merkel e Putin sono al quarto mandato. Quando si incontrano non hanno bisogno di interpreti, passano dal russo al tedesco. Si conoscono bene. Lui una volta la accolse nella sua dacia e mentre discutevano lasciò entrare il suo cane nero, un labrador enorme. Merkel ha paura dei cani e Putin lo sa, lei era immobile, terrorizzata, lui rideva e dopo averla spaventata a sufficienza si scusò. Durante l’ultimo incontro, sempre a Sochi, la accolse con un mazzo di fiori. Oggi volerà da lei dopo aver partecipato al matrimonio del ministro degli Esteri austriaco Karin Kneissl. Forse Merkel non approva, la Kneissl è pur sempre una della FpÖ, il partito di estrema destra al governo di Vienna. Ma le amicizie del presidente russo, Trump a parte, per il momento non sono importanti.

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