La linea inviolabile tra Serbia e Kosovo

Redazione

La speranza che la Serbia e il Kosovo nutrono di diventare stati membri dell’Unione europea passa attraverso uno strappo al diritto internazionale. Il Kosovo si è autoproclamato indipendente nel 2008 e la Serbia, come altri stati dell’Ue, non gli riconosce lo status di nazione. Poco importa, al momento, se Spagna o Romania non credono che il Kosovo sia uno stato: se Pristina e Belgrado vogliono diventare parte dell’Unione devono fare pace tra di loro. Mettere a tacere una volta per tutte ogni rivendicazione di natura etnica o territoriale. E così il presidente kosovaro e quello serbo hanno avuto un’idea: modificare i confini su base etnica. L’obiettivo sarebbe permettere alla Serbia di allargarsi a sud, annettendosi la regione del Kosovo a maggioranza serba. Il governo di Pristina è d’accordo, i kosovari meno.

 

A dire in modo chiaro che l’idea creerebbe un pericoloso precedente è stata Angela Merkel. La cancelliera ha definito i confini dei Balcani “inviolabili”. Modificare su base etnica l’integrità territoriale potrebbe spingere anche altre nazioni dell’area balcanica a chiedere di cambiare le proprie frontiere e turbare una pace che nella quotidianità risulta ancora delicata, difficilmente in bilico tra l’insofferenza e la sopravvivenza. La Yugoslavia è crollata per l’odio tra le etnie che condividevano nazioni simili per cultura e lingua, diverse per religione e aspirazioni territoriali. Queste diversità esistono ancora e qualsiasi modifica ai confini del Kosovo potrebbe suscitare richieste di secessione da parte della Repubblica serba dalla Bosnia-Erzegovina. La strada per Dayton è stata faticosa, che Belgrado e Pristina abbiano cominciato a pensare a un accordo fa ben sperare, ma sarebbe meglio farlo nel rispetto dei trattati internazionali, senza toccare quei confini irrequieti.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.