L’ossessione di Putin

Micol Flammini

Roma. C’è quella domanda nel primo capitolo del suo libro che equivale a un’agnizione: “Come avevo potuto essere così stupido? Perché un uomo semplice del South Side di Chicago pensava di farla franca dopo aver cercato di fare abbassare la testa a un oligarca russo dopo l’altro?”, scrive Bill Browder nel suo libro Red Notice. Scacco al Cremlino, uscito in Italia per Baldini+Castoldi. Browder, nella sala immigrazione dell’aeroporto moscovita Sheremetyevo, sente solo odore di sudore e sigaretta. E’ lì rinchiuso e non sa bene perché. Passa la notte, cerca il suo spazio vitale su una sedia di plastica che sembra fatta apposta per non farlo dormire e alle 10.51 del mattino seguente capisce che le giornate passate tra Londra e Mosca, sugli aerei o dentro i taxi nel tentativo di “diventare il più grande capitalista dell’est Europa” lo avevano condotto fin lì. Era certamente diventato quello che voleva diventare, per farlo aveva infastidito il Cremlino e quella domanda ancora oggi lo tormenta. “Ho fatto una scelta, andare in Russia, cercare di sfidare i potenti, creare uno scandalo di dimensioni internazionali. Ovviamente continuo a pensare spesso a quella domanda”, confessa in una conversazione con il Foglio. Browder è a Londra, alle domande risponde rapidamente, è l’uomo più ricercato dal Cremlino e il presidente Vladimir Putin ha promesso lo scorso mese che il governo russo aumenterà gli sforzi per catturarlo. Browder ha fondato un suo hedge fund, l’Hermitage Capital Management, ed era andato in Russia mentre iniziavano le privatizzazioni.

 

Sotto Eltsin era stato il più grande investitore straniero e con Putin è diventato critico nei confronti degli oligarchi, è stato espulso – dopo la notte trascorsa nella sala immigrazione – e i suoi conti sono stati chiusi. A quel punto Browder riesce a convincere la maggior parte del suo staff a trasferirsi a Londra, ma Sergei Magnitsky, il suo avvocato, rimane a Mosca, viene arrestato per frode fiscale e muore in carcere nel 2009. Un infarto, dicono le guardie carcerarie. E’ stato ucciso, sostiene Browder. Ma non è questa la storia che interessa a Putin, è quello che viene dopo. Browder promette di vendicare la morte del suo avvocato e riesce a far approvare al Congresso americano – Bill è americano di nascita e britannico di adozione – nel 2012 il Magnitsky Act, il provvedimento che nega i visti e blocca i beni negli Stati Uniti di quarantaquattro funzionari russi. “Per il Cremlino è stata un’umiliazione”, commenta. Niente, nemmeno le sanzioni economiche hanno scatenato tanta rabbia e tante minacce da parte di Vladimir Putin. “Le sanzioni colpiscono la popolazione, il Magnitsky Act ha colpito il presidente russo e i suoi compari. Ha messo in discussione il sistema di business russo”. “La cleptocrazia creata da Putin fa sì che le élite possano accumulare denaro togliendolo alla popolazione – spiega –. Facendolo spesso ledono i diritti umani e sanno che per mettere al sicuro quei soldi è meglio non lasciarli in Russia”. Le élite putiniane portano i loro beni a Londra, New York, Miami, e il Magnitsky Act colpisce direttamente chi commette questi abusi e congela i loro patrimoni in occidente. Putin vuole vendetta e durante il summit di Helsinki ha detto che sarebbe stato disposto a permettere a Mueller di interrogare gli hacker russi se, in cambio, alla Russia fosse stata concessa l’opportunità di interrogare i funzionare americani “sospettati di interferire negli affari russi”, che tradotto vuol dire l’ex ambasciatore Michael McFaul e soprattutto Bill Browder. “Durante le due ore di colloqui a Helsinki credo per la maggior parte del tempo Trump e Putin abbiano parlato di me e del Magnitsky Act”. Argomenti che erano stati al centro del famoso incontro alla Trump Tower, tra Trump Jr. e l’avvocatessa russa Natalia Veselnitskaya nel giugno del 2016: “Tutti hanno confermato che quel giorno si è parlato solo del Magnitsky Act”. Questo incontro ora è un pezzo importante delle indagini di Mueller sulla collusione tra gli organizzatori della campagna elettorale e la Russia. Non è chiaro se il presidente americano abbia avuto intenzione di cedere e avvantaggiare il Cremlino su questo punto, ma non è un mistero quali siano le intenzioni di Vladimir Putin: “Rimuovere il Magnitsky Act è il principale obiettivo della sua politica estera, la priorità più grande”.

 

In Russia Browder è già stato condannato due volte in contumacia – anche Magnitsky, è stato condannato per frode fiscale, post mortem – e Mosca ha emesso un mandato di cattura internazionale. A maggio Browder era stato arrestato in Spagna, per poche ore. Se gli si chiede se ha paura del Cremlino, risponde che sa di essere a rischio, ma non vive nella paura. Eppure, di recente, ha cancellato un viaggio in Italia. Avrebbe dovuto incontrare il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, ma ha deciso di non partire: “L’Italia ha un governo molto filoputiniano e non volevo si ripetesse quanto successo in Spagna, ma con un risultato diverso”. Il putinismo italiano, da noi fonte di tanta preoccupazione, non inquieta invece Bill Browder che ridendo, conclude pungente: “La cosa meravigliosa dell’Italia è che è una democrazia dove i governi cambiano nell’arco di otto mesi, questo governo non credo possa avere un impatto su nulla”.

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