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I compagni contro il neoliberismo si battono per la leadership del Partito democratico

Trascinata da Ocasio-Cortez l’ala socialista piazza candidati al midterm e sdogana temi proibiti. L’eterna lotta per l’anima della sinistra

Mattia Ferraresi

Email:

ferraresi@ilfoglio.it

25 Luglio 2018 alle 10:07

I compagni contro il neoliberismo si battono per la leadership del Partito democratico

Alexandria Ocasio-Cortez (foto via Facebook)

New York. Padre e figlia del movimento per spostare verso lidi socialisti l’agenda del Partito democratico americano si sono trovati su un palco nelle praterie conservatrici del Kansas, accolti come rockstar. Bernie Sanders, il canuto senatore che ha infiammato la sinistra antiestablishment, e Alexandria Ocasio-Cortez, la millennial del Bronx che ha imparato meglio di tutti la sua lezione, erano ospiti la settimana scorsa di James Thompson, un avvocato per i diritti civili con un passato nel Partito repubblicano che ora corre nelle file democratiche con una piattaforma di ultrasinistra. Thompson ha vinto le primarie nel quarto distretto e ora sta cercando di mobilitare l’elettorato evocando la “rivoluzione politica” che due anni fa ha portato Bernie non troppo lontano da un rovesciamento del paradigma del partito, incarnato da Hillary Clinton. Parla di sistema sanitario pubblico, di università gratuita, si scaglia contro i soldi delle grandi corporation che inquinano la politica, critica gli effetti nefasti della globalizzazione sui lavoratori, ragiona sul salario minimo e l’universal basic income, è attentissimo ai diritti delle donne, delle minoranze, castiga il patriarcato come sovrastruttura innestata sul clima di oppressione economica.

 

Per innalzare il suo profilo pubblico ha invitato Sanders e Ocasio-Cortez, volto nuovo della sinistra antisistema su cui si fanno speculazioni circa il suo futuro politico dopo la clamorosa vittoria a New York contro un deputato democratico perfettamente integrato nella macchina del partito. Avevano prenotato l’Orpheum Theater di Wichita, che ha 1.500 posti a sedere, ma quando hanno ricevuto più del doppio delle prenotazioni hanno spostato l’evento al Century II Convention Center, che di posti ne ha più del triplo. Alla fine si sono presentate tremila persone, in un venerdì all’una nella città dei fratelli Koch e feudo politico di Mike Pompeo, nello stato che sotto la guida di Sam Brownback – scelto da Trump come ambasciatore per la libertà religiosa – si è trasformato in un laboratorio liberista con il virtuale azzeramento delle tasse statali e incentivi di ogni tipo per le imprese nascenti. “Mi sembra che il midwest sia in grande forma!”, ha twittato Ocasio-Cortez prima di procedere nella tappa successiva del suo tour dell’America profonda, quell’eterogeneo regno del trumpismo dove anche il messaggio della sinistra socialista o socialdemocratica fa presa.

    

Ocasio-Cortez è il volto dello scontro identitario che si sta consumando nel Partito democratico, un dilemma filosofico che ha implicazioni elettorali molto pratiche: per vincere, il partito si deve spostare a sinistra o deve invece fuggire la tentazione dell’estremismo? Qualche giorno fa l’ex direttore dell’Fbi e arcinemico di Trump, James Comey, ha implorato la sinistra di non cedere al verbo socialista se vuole davvero contrastare Trump al midterm di novembre e poi nel 2020: “Democratici per favore, per favore, non andate fuori di testa e non buttatevi sulla sinistra socialista. Il grande centro dell’America vuole una leadership equilibrata, sensibile, etica”. Gruppi come Third Way e l’Ethics and Public Policy Center dicono che abbracciare il verbo della sinistra più estrema significa perdere l’anima e anche le elezioni, valutazione condivisa anche da un Mike Bloomberg, incarnazione del centrismo tecnocratico che ha donato 80 milioni di dollari per sostenere i democratici al midterm. Mitch Landrieu, ex sindaco democratico di New Orleans che da tempo ragiona su una sua futura corsa presidenziale, dice che i “democratici, secondo me, commettono un grave errore se decidono di correre un’elezione sulla base e si limitano a dire ‘la mia base è più grande della tua’”.

   

Eppure la corsa del partito verso sinistra sembra accelerare, e la discesa di Ocasio-Cortez sulla politica nazionale ha contribuito allo spostamento. Sul New York Times la columnist Michelle Goldberg scrive che in questo clima di polarizzazione la via giusta è quella massimalista, e comunque le idee di cui parla la corrente antisistema “non sono fantasie assurde” e, anzi, proposte come l’assistenza sanitaria universale gratuita sono viste di buon occhio dal oltre il sessanta per cento degli americani. Le idee che soltanto due anni fa erano troppo estreme per un comizio di Sanders, oggi hanno diritto di cittadinanza nel dibattito democratico. Alle elezioni di novembre si presentano 42 candidati approvati da Democratic Socialists of America, l’associazione che fornisce il marchio di qualità socialista e che sostiene candidati che vogliono aumentare il salario minimo a 15 dollari l’ora, abolire l’Ice, l’autorità di frontiera, e dare battaglia su tutti i fronti al neoliberismo. L’associazione di riferimento per la corrente ultraprogressista del partito ha raggiunto di recente la quota di 45 mila iscritti e negli incontri interni i membri si chiamano fra loro compagni.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    25 Luglio 2018 - 19:07

    La più potente nazione del mondo è sotto attacco del virus comunista urge un altro senatore Mccarthy.

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  • branzanti

    25 Luglio 2018 - 16:04

    Sono passati oltre 110 anni dal celebre saggio di Werner Sombart sull'assenza del socialismo in Usa e probabilmente oggi lo sguardo degli americani verso tematiche socialiste (o europee o di welfare che per loro è uguale) è cambiato. Il paese vive una polarizzazione di ricchezza con rari precedenti ed autorevoli studi rilevano che l'80% della popolazione non è in grado di affrontare spese oltre la mera sussistenza. Questo non significa che lo spostamento a sinistra dei Dem sia elettoralmente positivo, non sono affatto sicuro, certamente avviene dopo uno spostamento (avviato assai prima di Trump) del GOP verso posizioni razziste, di estremismo religioso e, sostanzialmente, nazistoidi. Pensare che nel 1972 mi infastidiva solo pensare che Nixon potesse perdere con Mcgovern. Poi certo sul piano simbolico colpisce che un evento del genere si sia svolto in Kansas, stato dei più munifici sostenitori (Koch) delle politiche neofeudali americane.

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    • adebenedetti

      26 Luglio 2018 - 00:12

      Il 90% delle sue risposte segue questo schema che io riporto Excusatio non petita:Pensare che nel 1972 mi infastidiva solo pensare che Nixon potesse perdere con MacGoven. (Difficile da credere visto che Nixon ebbe un ruolo di primo piano per determinare la condanna della spia sovietica Alger Hiss) Accusatio manifesta: ..l`80% della popolazione non e` in grado di affrontare spese oltre la mera sussistenza. Spostamento ..........del Gop verso posizioni razziste,di estremismo religioso e sostanzialmente nazistoidi.... in Kansas stato dei piu` munifici sostenitori (Kock) delle politiche neofeudali americane. Un vero concentrato del linguaggio che un tempo usavano quelli che l`autore di Don Camillo sosteneva che avessero TRE NARICI.

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      • branzanti

        27 Luglio 2018 - 15:03

        Gentilissimo Le sarei grato se volesse rispondermi nel merito (anche se non mi apprezza). Per esempio sull'80% degli americani in difficoltà cosa ne pensa Lei che vive là? E sullo spostamento del GOP verso posizioni estremiste visto che lo vota? Io non cerco scuse, sono un ex filo americano che si accorge di esprimere giudizi che un tempo avrebbe esecrato ed il fatto di richiamare il passato non lo utilizzo per "ingraziarmi" chi la pensa in maniera diversa, mi serve soltanto per fare capre che il mio non è un pregiudizio ideologico (sono sempre stato anticomunista), ma una valutazione nel merito. Se vorrà rispondermi, con tutta la durezza che ritiene, Le sarò molto grato e, forse, potremo trovare un terreno di confronto. Grazie comunque per la risposta.

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  • DBartalesi

    25 Luglio 2018 - 14:02

    L'America fa tendenza su molte cose, anche su quelle della politica. E' già arrivato Steve Bannon col verbo della destra populista, e pare abbia scelto Bruxelles per organizzare un gruppo sovranista europeo. Arriverà anche il rinfocolarsi della fiamma a sinistra dello lo schieramento dei Dem. Anzi forse è già qui, solo che ha preso a bruciare prima dalle parti delle 5 Stelle. Poi Pd, o vice versa.

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  • adebenedetti

    25 Luglio 2018 - 13:01

    Aspettiamo venerdi quando usciranno i dati del PIL del secondo trimestre dell`anno. Poi si potra` parlare della svolta del partito democratico verso il socialismo. Non bisogna dimenticare che il senatore Senders ando` in viaggio di nozze nell`allora Unione Sovietica. Di questo viaggio non ne vuole parlare ma non l`ha mai rinnegato.

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