Ma quale ultradestra in Spagna

Redazione

La stampa italiana ha definito nei giorni scorsi la nomina di Pablo Casado a nuovo leader del Partito popolare spagnolo (Pp) con toni preoccupanti: per alcuni è una vittoria dell’ultradestra, per altri è perfino un successo delle forze sovraniste e, perché no, populiste. Vi diamo una notizia: Casado non è un ceffo pericoloso delle frange estreme della destra spagnola, non è un nostalgico del franchismo, né si può associare all’ondata della nuova destra populista di Viktor Orbán e Matteo Salvini. Casado è un giovane (37 anni) avvocato ed è il pupillo dell’ex premier José María Aznar. Come Aznar, Casado è promotore di un’idea di destra più identitaria e, per certi versi, più tradizionalista rispetto alla destra a-ideologica del suo predecessore Mariano Rajoy. Se Rajoy è stato quasi un tecnico nel modo in cui rifuggiva ogni rivendicazione ideologica, Casado rivendica i valori tradizionali della destra nel campo dei temi etici (no eutanasia e possibilità di aborto limitate), della fiscalità (bisogna abbassare le tasse, dice il giovane leader), dell’unità nazionale (nessun dialogo con i separatisti catalani). Idee simili a quelle propugnate per decenni da politici e capi di stato con gran pedigree, idee che hanno attratto gli elettori del Partito popolare più del pragmatismo della sfidante di Casado, Soraya Sáenz de Santamaría. Niente di estremista o, peggio ancora, populista. Casado ha ancora tempo per rinnegare i suoi valori – anche Viktor Orbán si presentò per la prima volta con idee liberali genuine –, ma per ora non merita le accuse che gli sono state rivolte.

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