Trump sceglie Brett Kavanaugh per la Corte suprema

Mattia Ferraresi

Donald Trump ha annunciato ieri sera in prime time il nome del successore di Anthony Kennedy alla Corte suprema: si tratta di Brett Kavanaugh, giudice della Corte d’appello del distretto di Columbia. Se verrà confermato dal Senato, consoliderà la maggioranza conservatrice dopo il pensionamento dello “swing vote”, che lascerà il suo incarico a fine mese. Il presidente ha pescato la nomina all’interno di una rosa di candidati sulla quale “non ci si poteva sbagliare”, come ha detto alla vigilia dell’annuncio, segno che il nome prescelto fra i quattro arrivati all’ultima fase della selezione rappresenta soltanto una variazione sullo spartito della scuola originalista cara alla tradizione dei conservatori americani. Tutti i profili selezionati condividevano un certo orientamento che permette di ipotizzare gli ambiti sui quali una corte a maggioranza conservatrice, e senza l’opinione oscillante di Kennedy, potrà realisticamente intervenire. Si procede per esclusione.

 

Fra le questioni su cui è altamente improbabile che metta mano c’è la più citata e cavalcata dagli avversari di Trump: l’aborto. Il rovesciamento della Roe v. Wade che nel 1973 ha legalizzato l’interruzione di gravidanza è il fantasma più evocato dalla sinistra a corto di numeri per fare ostruzionismo. Il leader dei senatore democratici, Chuck Schumer, è alla testa di una battaglia politica che prescinde dal profilo del candidato: “Chiunque scelga il presidente, è altamente probabile che abroghi le protezioni dell’Omabacare e le sentenze sul diritto di abortire. Non abbiamo bisogno di indovinare”. Jeffrey Toobin, analista della Cnn, ha categoricamente dichiarato che “nel giro di diciotto mesi l’aborto sarà illegale in venti stati”, gli attivisti pro-choice hanno spedito a casa delle senatrici repubblicane più tentate dall’opposizione degli appendiabiti per ricordare i mezzi ai quali si ricorre quando l’aborto diventa un fatto clandestino. E’ un film visto molte volte. Il terrore dell’abolizione della Roe. v. Wade è stato suscitato ogni volta che è subentrata una toga conservatrice a partire dal 1987, quando è stato nominato Kennedy, poi curiosamente diventato l’idolo dei liberal. E’ stata riproposta nel 1990, nel 1991, nel 2015 e nel 2017, e nel frattempo alla corte sono arrivati casi che avrebbero permesso di rivedere quella storica sentenza, ma le decisioni sono piuttosto andate nel senso di una conferma del diritto ad abortire. Fra i giudici conservatori in carica soltanto Clarence Thomas ha segnalato la sua esplicita opposizione alla Roe v. Wade e una pletora di decisioni giudiziarie aggiuntive ha incastonato la norma nella costituzione materiale del paese. Discorso simile, anche se per ragioni diverse, vale anche per il matrimonio gay, le cui possibilità di annullamento o limitazione anche in una corte blindata a destra dalle nomine trumpiane sono prossime allo zero.

 

La Corte che verrà potrà invece realisticamente intervenire su altri punti contesi nel dibattito pubblico. Innanzitutto, l’estensione del Primo emendamento dove questo entra in conflitto sulla rivoluzione sessuale. Il caso del pasticcere che si rifiuta di fare una torta nuziale per persone dello stesso sesso potrebbe diventare l’apripista di sentenze che proteggono la libertà religiosa e di coscienza; la Corte rimpinguata da Trump potrà poi consolidare il diritto a portare le armi da fuoco garantito dal Secondo emendamento, diluire il sistema di quote etniche previste dalle leggi sull’affirmative action, rafforzare il sistema di diritti civili e libertà personali di fronti agli abusi della polizia e altre agenzie governative e contrastare la crescita del potere esecutivo, due classiche tendenze della scuola originalista in contrasto con i cliché sulla destra togata tutta law and order. La Corte suprema rinnovata da Trump potrà combattere la sua battaglia giuridica, culturale e politica, ma sarà diversa da quella di cui parlano con terrore i critici del presidente.

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