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In Europa meglio essere macroniani che sovranisti

L'Istituto Cattaneo simula la composizione del prossimo parlamento Ue: calano i partiti tradizionali, crescono (ma non troppo) i populisti, a decidere gli equilibri saranno le nuove formazioni come la République En Marche! di Macron  

9 Luglio 2018 alle 19:42

In Europa meglio essere macroniani che sovranisti

Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Manca quasi un anno al 23 maggio, data in cui si terranno le prossime elezioni europee. In realtà, il voto è previsto tra il 23 e il 26 maggio (in Italia, presumibilmente, saremo chiamati alle urne domenica 26), ma il risultato non cambia. Manca quasi un anno ed è difficile prevedere se e come “l'ondata populista” inciderà sulle scelte degli elettori. L'Istituto Cattaneo ha provato a capirlo realizzando una simulazione che parte dalle intenzioni di voto registrate dai sondaggi pubblicati sul sito Poll of Polls

 

Ovviamente, sottolinea lo studio, si tratta di “un'esercitazione che presenta molti elementi di incertezza e imprevedibilità”. Tante le varianti a cominciare da quella temporale, passando per il fatto che non è detto che le forze politiche che oggi siedono nei parlamenti nazionali si presentino con gli stessi simboli e la stessa formazione in Europa e, soprattutto, è altamente probabile che, come spesso accade, il voto europeo venga vissuto dagli elettori come un appuntamento di “minore rilevanza rispetto a quello di rango nazionale”.

 

Ciò permesso sono due le tendenze che lo studio evidenzia. La prima, già ampiamente prevista, è quella che prevede un calo di voti, e conseguentemente di seggi, per i partiti tradizionali: Ppe e S&D. I popolari perderebbero, stando ai sondaggi, il 6,5 per cento dei seggi passando dagli attuali 217 a 180. Mentre i socialisti passerebbero da 169 a 144. Lieve incremento per l'Alde (Alleanza dei democratici e dei liberali europei) che passerebbe da 67 a 72. Insomma, sottolinea l'istituto Cattaneo, “a differenza del passato, il sostegno dell'Alde potrebbe diventare necessario al mantenimento dell'accordo parlamentare tra popolari e socialdemocratici”.

 

Ma la vera domanda è ovviamente un'altra: quale sarà il risultato dei gruppi più euroscettici? La simulazione prevede una crescita. L'Efdd, il gruppo in attualmente siedono M5s e Afd, passerà da 24 a 47 seggi. L'Enf, quello di Lega e del Rassemblement national di Marine Le Pen, da 34 a 51. Mentre l'Ecr, gruppo a cui attualmente sono iscritti i conservatori inglesi e il Pis polacco, scenderebbe da 54 a 49. Quest'ultimo, però, potrebbe rafforzarsi qualora Viktor Orbán decidesse di lasciare il Ppe.

 

In ogni caso, stando alla simulazione dell'Istituto Cattaneo, è probabile che nel prossimo Parlamento europeo “i tre principali partiti favorevoli all'Ue” subiscano una riduzione dei seggi pari a circa l'11 per cento, mentre i “sovranisti” dovrebbero guadagnare un + 4 per cento. “Una crescita significativa - sottolinea il dossier - ma certamente non un'ondata in grado di stravolgere gli equilibri politici all'interno del Parlamento”.

  

Ma il fenomeno più interessante cui bisognerà guardare sono i 78 seggi che, stando alla simulazione, dovrebbero essere attribuiti a forze che potrebbero entrare per la prima volta a Strasburgo. Tra questi spicca la République En Marche! di Emmanuel Macron che dovrebbe conquistarne 32. I restanti 46 dovrebbero andare a forze di sinistra (16), di centrodestra (2), di destra (14) e senza alcun chiaro orientamento (14). Potrebbero essere loro a definire “in ultima istanza” gli equilibri del prossimo Parlamento Ue. E forse per questo, come avevamo scritto nei mesi scorsi, il M5s ha cominciato a cullare un sogno macroniano. Per contare veramente in Europa è meglio essere macroniani che sovranisti. Lo dicono i numeri. 

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