I curdi in Iraq fanno patti con l’Isis per liberarsi dei prigionieri

Shelly Kittleson

Erbil. Mentre nella Siria orientale continuano i combattimenti contro lo Stato islamico, con il gruppo si tenta di portare avanti accordi utili ma potenzialmente dannosi. Voci riguardanti scambi di prigionieri tra le Forze democratiche siriane a guida curda sostenute dagli Stati Uniti e l’Isis stanno circolando da mesi. I combattenti dell’Isis e le loro famiglie, dai campi gestiti dalla Forze democratiche nella Siria nord orientale, sono portati a Hejin, una piccola roccaforte nel territorio governato dallo Stato islamico nella provincia orientale di Deir Ezzor.

 

Per la prima volta, il 15 giugno, il Telegraph ha segnalato che gli scambi coinvolgevano anche foreign fighter in possesso della cittadinanza di paesi europei. Secondo il quotidiano britannico, ci sono stati tre scambi tra le Forze democratiche siriane e l’Isis: il primo a febbraio e l’ultimo all’inizio di giugno e avevano coinvolto centinaia di persone trasferite nei territori dell’Isis. Il giornale britannico ha segnalato che le Forze democratiche detengono ancora migliaia di combattenti dello Stato islamico e le loro famiglie. Tra loro ci sono anche due membri britannici del gruppo noti per aver torturato e ucciso ostaggi stranieri, Alexandra Amon Kotey e El Shafee Elsheikh, che Londra si è rifiutata di riammettere sul suo territorio.

 

Il quotidiano ha aggiunto che benché alcune donne e bambini fossero “terrorizzati” dall’essere rimandati in territorio controllato dall’Isis, le Forze democratiche li hanno trasferiti ugualmente. Le fonti presenti nella regione da tempo avevano raccontato al Foglio che gli ex combattenti dello Stato islamico lavorano con le Forze democratiche (alleate degli Stati Uniti) anche se alcuni abitanti del luogo si rifiutavano di tornare indietro. Alcuni venivano costretti ad assistere ad atrocità mentre tentavano di lasciarsi alle spalle le preoccupazioni per la propria sicurezza.

 

Il pubblico occidentale sente parlare molto dei sacrifici fatti dalle Forze democratiche a guida curda in luoghi come Kobane e tende a non accettare il fatto che queste stesse forze possano essere indulgenti nei confronti degli uomini dell’Isis catturati e potrebbero usarli come pedine per guadagni politici e materiali.

 

Uno dei motivi dello scambio di prigionieri, a quanto pare, è che diversi governi occidentali non vogliono avere a che fare con i loro cittadini che hanno combattuto per il gruppo terroristico e preferiscono che questi vengano uccisi da altri per evitare complicate responsabilità.

  

All’inizio dello scorso anno, da Mosul, ci è stato riferito che le forze speciali francesi avevano fornito nomi, foto e informazioni alle controparti irachene su possibili posizioni dei francesi che combattevano con l’Isis, affinché venissero uccisi prima che potessero fuggire o che, una volta catturati, venissero giudicati da un tribunale europeo. La pena di morte è vietata in Francia e i processi possono durare a lungo e potenzialmente potrebbero diventare una piattaforma per i membri dell’Isis per glorificare le loro azioni o per attirare simpatia.

 

In seguito quello stesso anno, il Wall Street Journal ha descritto dettagliatamente questa pratica e raccontando che era in vigore già da mesi.

 

Il caso recente della cittadina francese di 27 anni, Melina Boughedir, una madre di quattro figli che afferma di essere entrata nel territorio dell’Isis dietro inganno e minaccia di suo marito, è indicativo del desiderio del governo di disinteressarsi dei suoi cittadini che hanno trascorso un periodo o hanno vissuto nelle aree controllate dallo Stato islamico. Boughedir è stata condannata a febbraio a 7 mesi di carcere in Iraq per “ingresso illegale” e avrebbe dovuto essere trasferita in Francia. Il 3 giugno è stata invece condannata all’ergastolo in un tribunale di Baghdad dopo che il ministro degli Esteri francese l’ha definita una “terrorista che aveva combattuto contro l’Iraq” e in quanto tale avrebbe dovuto essere processata in Iraq.

  

Uno dei motivi dello scambio di prigionieri, a quanto pare, è che diversi governi occidentali non vogliono avere a che fare con i loro cittadini che hanno combattuto per il gruppo terroristico e preferiscono che questi vengano uccisi da altri per evitare complicate responsabilità

 

Le Forze democratiche siriane, nonostante le accuse di esecuzioni extragiudiziali di arabi in un territorio conteso tra popolazioni curde e arabe nella Siria orientale, tendono a essere più indulgenti con l’Isis che con gli iracheni.

 

A maggio, l’agenzia Ap ha raccontato che “i curdi hanno abolito la condanna a morte e hanno offerto condanne ridotte ai membri dello Stato islamico che si consegnano. La pena più dura è l’ergastolo, che in realtà è una condanna a 20 anni” e loro “hanno offerto l’amnistia a più di ottanta terroristi”. Va notato che le Forze democratiche e la loro componente principale, l’Ypg, non rappresentano tutti i curdi, nonostante la tendenza dei media occidentali a riferirsi a loro come se lo fossero. Il gruppo ideologicamente orientato – l’Ypg è strettamente collegato al Pkk, considerato un gruppo terroristico dagli Stati Uniti, dall’Ue e dalla Turchia – è una ragione per cui molti curdi siriani hanno cercato rifugio nel governo regionale del Kurdistan iracheno, spesso per evitare di essere reclutati forzatamente.

 

Con le Forze democratiche stanno combattendo anche molti arabi tornati nei loro territori di origine, per pragmatismo o opportunismo. L’Iraq è stato invece criticato per processi che all’ultimo secondo si sono trasformati in condanne a morte, tra questi anche i processi di maggio in cui sono state condannate a morte oltre 40 donne straniere.

 

Trasferendo a Hejin i combattenti dell’Isis, il divieto della pena di morte nel territorio delle Forze democratiche può essere aggirato. Tuttavia, il pericolo maggiore è che una volta tornati nel territorio dell’Isis, i combattenti scambiati potrebbero essere in grado di fuggire e tornare in Europa o altrove, sotto mentite spoglie.

 

Le donne e i bambini respinti possono invece finire nelle zone coinvolte dai bombardamenti della coalizione, il che si tradurrebbe in una perdita ancora maggiore di vite innocenti e aggiungerebbe fuoco al sentimento anti occidentale già alimentato da pesanti perdite civili a Mosul e Raqqa.

 

Questo, naturalmente, a sua volta potrebbe generare future insurrezioni.

 

(traduzione a cura di Micol Flammini)

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