Che cosa vuole Seehofer e perché molti gli dicono: irresponsabile

Paola Peduzzi

Milano. “Non mi farò cacciare da una cancelliera che io per primo ho fatto diventare cancelliera”, ha detto ostile il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, nel mezzo di un lunedì di colloqui e negoziati e fiato sospeso: che ne sarà del futuro del governo della Germania? Seehofer si è mostrato intransigente, mentre Angela Merkel non ha negato sorrisi ai giornalisti, “non siete stanchi di fotografarmi oggi?, ha detto frivola, e a fare il poliziotto cattivo la cancelliera ha chiamato il negoziatore burbero, l’ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble.

 

Seehofer ha minacciato domenica di dare le dimissioni dal ministero senza specificare il dettaglio più importante, che riguarda l’appoggio della Csu al governo: senza di esso, l’esecutivo della Merkel andrebbe in minoranza. Molti esponenti della Csu hanno fatto capire di preferire la stabilità: quel che la cancelliera ha ottenuto a Bruxelles sull’immigrazione ci può andare bene. 

 

La Merkel è tornata dalle ore piccole di Bruxelles con quattordici paesi pronti a prendere, su base volontaria, i migranti accolti dai paesi di primo approdo e con la possibilità di negoziare accordi bilaterali sulla gestione dei movimenti secondari, che è quanto di più prossimo a quel che Seehofer aveva chiesto. Il ministro ha una linea più dura, naturalmente: ogni paese faccia da sé, se la Germania decide di chiudere le frontiere e rispedire al primo paese in cui è stata fatta domanda d’asilo chi arriva è un affare legittimo e nazionale. Fin da subito la Merkel si è rifiutata di dare seguito a questa logica: le decisioni unilaterali, ha detto la cancelliera, rischiano di creare un effetto domino che porterebbe alla fine dell’area Schengen – la prima a pagarne le conseguenze sarebbe stata l’Italia, che è paese di primo approdo e che, per il regolamento di Dublino attualmente in vigore, deve prendersi carico dei richiedenti asilo che vanno in altri paesi membri dell’Ue. Però la Merkel ha aperto ai negoziati bilaterali – leggi: Seehofer si accorda con il suo collega Matteo Salvini sui movimenti secondari – e si è garantita nel frattempo un discreto tasso di generosità (volontaria) da parte di molti paesi europei, esclusi quelli che le frontiere le hanno già chiuse e che non accettano alcun genere di redistribuzione dei migranti.

 

E’ abbastanza per la Csu, il partito bavarese di Seehofer che, tra lotte interne ed elezioni in arrivo a ottobre, vuole dare un segnale di fermezza contro l’eccessiva apertura della Cdu della Merkel? Inizialmente è parso di no: l’offerta della cancelliera non è “wirkungsgleich”, dicevano i commentatori utilizzando un termine di difficile traduzione che più o meno significa “di eguale efficacia”. Così Seehofer si è trovato di fronte a una scelta: accettare le misure negoziate dalla Merkel, imporre il controllo alle frontiere che la cancelliera non vuole o rassegnare le dimissioni. Il ministro ha molti dubbi, anche di natura personale: ha parecchi nemici dentro alla Csu, che è un partito litigioso, e una sua rinuncia all’incarico sarebbe per molti un’autoeliminazione decisamente vantaggiosa. Poi ci sono i destini della Csu all’interno dell’Unione con la Cdu: a livello nazionale, il partito cristianosociale si aggira attorno al 7 per cento, e la prospettiva di camminare da solo fuori dai confini della Baviera non è allettante. E anche il tentativo di tirare dalla propria parte quell’area di insofferenti nei confronti della Merkel che si sta allargando dentro la Cdu è parso inutile: il partito cristianodemocratico si è subito riunito attorno alla cancelliera, contro gli irresponsabili della Baviera. Persino nella Csu l’idea di passare per i rovinafamiglie è parsa pericolosa, al punto che il bellicoso “primo ministro” della Baviera, Markus Söder, lunedì mattina diceva in pubblico: non vogliamo far cadere il governo, la stabilità del paese viene prima di tutto il resto. Intanto i Verdi per la prima volta da tempo non hanno escluso l’ipotesi di correre in soccorso della Merkel in caso di un rimpasto per compensare l’uscita di Seehofer e della Csu intera. La possibilità di agire in contrasto con la cancelliera resta: Seehofer può decidere di evitare i movimenti secondari in modo selettivo, sulla base di criteri da stabilire. E’ lì che vuole portare la Merkel fin dal primo momento, ma forse, con il suo oltranzismo, è rimasto il solo a volerlo fare.

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