Nella Spagna dei porti aperti, gli israeliani sono “personae non gratae”

Giulio Meotti

Roma. Con il caso della nave Aquarius, la Spagna del nuovo governo socialista di Pedro Sánchez ha mostrato il suo volto accogliente e aperto. Ma in sordina e lontano dalle telecamere, tutte concentrate nel porto di Barcellona, la stessa Spagna stava diventando la nazione europea più ostile a Israele. Prima c’è stata la decisione della terza città del paese, Valencia, di abbracciare il boicottaggio di Israele autoproclamandosi “zona libera dalla apartheid israeliana”. Poi il leader del terzo partito spagnolo, Pablo Iglesias Turrión a capo di Podemos, ha definito lo stato ebraico un “paese criminale e illegale”.

  

La città di Oviedo, capitale delle Asturie, ha poi cancellato il concerto dell’orchestra sinfonica israeliana di Netanya, citando “ragioni politiche”. Il produttore locale del concerto, che si sarebbe tenuto a Oviedo in autunno, ha ricevuto un avviso ufficiale dal comune in cui si dichiarava che la cancellazione dell’evento era il risultato di una decisione politica di “non tenere più attività israeliane in città”. Oviedo ha cancellato anche la performance di un balletto israeliano. Il Consiglio comunale di Cadice aveva già cancellato un festival di cinema israeliano, sostenendo che “contraddice l’adesione alla campagna ‘liberi dall’apartheid israeliana’”. E a Benicassim, vicino a Barcellona, il musicista ebreo e star del reggae Matthew Paul Miller, in arte “Matisyahu”, si era rifiutato di ottemperare alla richiesta della direzione del festival di musica che gli aveva imposto di produrre un video o una dichiarazione scritta nella quale il cantante avrebbe dovuto sostenere uno stato arabo-palestinese. La sua esibizione è stata annullata.

  

Mentre l’ambasciata israeliana a Madrid lamentava “una mancanza di cooperazione da parte della città”, arrivava la notizia della prima regione autonoma europea che boicotta ufficialmente Israele. Si tratta della Navarra, dove tutti i partiti spagnoli tranne i Popolari hanno votato la mozione in cui si invita la Spagna a “sospendere i suoi legami con Israele” fino a che il paese non cessi la sua “politica di repressione criminale della popolazione palestinese”. Ottanta città e consigli comunali spagnoli hanno già aderito alla campagna di boicottaggio di Israele.

  

L’ambasciata israeliana a Madrid ha scritto una lettera ai membri di Podemos in cui li accusa di praticare una “politica sistematica di boicottaggio” contro Israele, dopo che un gruppo di deputati ha deciso di non partecipare a un incontro in programma con l’ambasciatore israeliano Daniel Kutner. La El Al, compagnia aerea di bandiera d’Israele, aveva intenzione di creare un volo diretto da Santiago di Compostela a Tel Aviv, ma il progetto è stato bocciato dai dirigenti turistici spagnoli come atto simbolico d’appoggio al boicottaggio.

  

“Navarra 1498-Pamplona 2018”

E’ notizia di ieri che anche la città di Pamplona ha dichiarato i funzionari israeliani “personae non gratae” in città. Stavolta i socialisti hanno votato contro, mentre il Partito nazionalista basco, Podemos e il Partito comunista si sono schierati a favore. L’ambasciata israeliana a Madrid ha condannato la risoluzione, ricordando che “il regno di Navarra è stato l’ultimo della penisola iberica a espellere gli ebrei e il Consiglio comunale di Pamplona è stato il primo a dichiararci persona non grata. ‘Navarra 1498: ebrei fuori - Pamplona 2018: ci è vietato entrare’”. D’altronde il Mundo, il giornale che ha contribuito a modellare la storia recente della Spagna, ha pubblicato un articolo di Antonio Gala, venerato maestro delle lettere iberiche. Titolo, Los elegidos?, gli eletti, in cui parlando di Gaza scrive che gli ebrei hanno “meritato” l’espulsione dalla Spagna nel 1492. I porti spagnoli sembrano aperti a tutti, tranne che agli israeliani.

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