Macron o Trump? Gli alleati giusti per l’Italia sono lontani dal nostro governo

Redazione

Giuseppe è fantastico, ha detto Donald Trump, ricordando l’ultimo G7 e il suo primo incontro con il presidente del Consiglio Conte: “Sembra che ora essere duri con l’immigrazione paghi”, dice il presidente americano fornendo un endorsement al governo italiano e anche a se stesso, e comunque “i democratici sono davvero deboli” su questa questione. L’intesa fra Trump e Conte continua, si erano avvicinati sul reintegro della Russia nel gruppo dei grandi e ora si allineano, da lontano e senza troppi dettagli, sulla gestione dei migranti: non si sa se bisogna fare affidamento su Trump, è comunque lo stesso che sta mettendo dazi e che vuole che gli alleati – anche l’Italia – smettano di approfittare della generosità americana all’interno della Nato.

 

Uno che conosce bene quanto può essere volubile il presidente americano è Emmanuel Macron, presidente francese, che ha (infine) accolto Conte oggi a Parigi. All’ordine del giorno c’era l’immigrazione naturalmente, e i due hanno cercato di trovare un’intesa convenendo sul fatto che bisognerebbe creare degli hotspot sull’altra sponda del Mediterraneo, in Libia e in Niger. Però il punto oggi è certo contenere il flusso, ma gestire anche gli arrivi, cioè i rapporti tra stati europei. Macron ha sminuito l’asse dei volenterosi di Salvini con i colleghi all’Interno austriaco e tedesco – le decisioni le prendono i capi di governo, ha detto – e ha ribadito che le scelte vanno fatte insieme. Conte dice che “serve un cambio di paradigma”, e forse gli conviene cercare una nuova formula assieme a partner come Macron, piuttosto che farsi ammaliare dal “fantastico” di Trump, che ha già il conto in mano.

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