L'ombra della Cina sui servizi segreti francesi

Mauro Zanon

Parigi. Potrebbe essere la trama di un avvincente romanzo di spionaggio, ma la vicenda che sta imbarazzando i vertici dello stato francese è assolutamente reale. Secondo quanto rivelato dal Monde e dalla trasmissione televisiva Quotidien, due ex agenti della Dgse, l’intelligence esterna di Parigi, sono sospettati di alto tradimento, per aver trasmesso informazioni secretate a una potenza straniera.

 

Stando a quanto riferito da una fonte giudiziaria vicina all’inchiesta, questa “potenza straniera” sarebbe la Cina, nonostante il ministero della Difesa francese non abbia voluto commentare l’informazione. I due uomini dei servizi, assieme alla moglie di uno di loro, sono indagati formalmente dal dicembre 2017 e si trovano attualmente in custodia cautelare. Ora, rischiano fino a 30 anni di prigione e 450mila euro di multa per “trasmissione a una potenza straniera di informazioni che compromettono gli interessi fondamentali della nazione”, “intelligence con una potenza straniera”, “raccolta di informazioni che compromettono i fondamenti della nazione” e “compromissione del segreto della difesa nazionale”. “Sono state commesse delle azioni estremamente gravi”, si legge in un comunicato del ministero della Difesa pubblicato ieri sera, nel quale si conferma “che due ex dipendenti e la consorte di uno di loro sono stati deferiti davanti al giudice istruttore”.

 

Secondo un’altra fonte sentita dal Monde, i due agenti doppi e la donna avrebbero fornito a Pechino delle informazioni altamente confidenziali sul metodo di lavoro della Dgse, controspionaggio che opera sotto la tutela del ministero della Difesa. “I servizi segreti francesi infiltrati da Pechino?”, si chiede all’unisono la stampa parigina. E sono in molti a ricordare le celebri esternazioni dello storico capo dell’intelligence francese negli anni Settanta, Alexandre de Marenches (1921 – 1995), che in piena Guerra Fredda amava ricorda ai suoi interlocutori che non era “acquistabile”, in ragione della sua ricchezza personale e delle sue origini aristocratiche. Ma a quanto pare le cose sono cambiate.

 

Gli agenti, stando a quanto riferito stamattina sul canale Cnews dalla titolare della Difesa, Florence Parly, erano “molto probabilmente” in servizio alla Dgse quando si sono macchiati di alto tradimento, altrimenti la direzione dell’intelligence esterna “non sarebbe ricorsa alle vie legali”. Il Monde e “Quotidien” sostengono invece che i fatti siano stati scoperti nel quadro di un’inchiesta della divisione interna dei servizi francesi, la Dgsi. Se fosse vera quest’ultima versione, si rafforzerebbero inevitabilmente le malelingue sulla rivalità spietata tra le due divisioni di cui si parla incessantemente da diversi anni. France Inter ha fatto sapere che l’inchiesta è stata aperta nell’aprile del 2017, e, stando a quanto riferito dall’Afp, la giustizia francese ha chiesto l’accesso ai documenti secretati della Dgse dal luglio 2016 al 19 aprile 2017, fatto che lascerebbe pensare che i sospetti si riferiscono a questo periodo. La ministra, in diretta televisiva, ha affermato di essere al corrente del periodo preciso in cui gli agenti doppi avrebbero operato contro gli interessi francesi, rifiutando, tuttavia, di fornire ulteriori dettagli. “Sarà la giustizia, quando lo riterrà opportuno, ad esprimersi in merito”, ha aggiunto la Parly. Le mani lunghe della Cina sui servizi francesi, sui cui aveva già indagato Vanity Fair tre anni fa, non faranno di certo dormire sonni tranquilli al presidente Macron.

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