Un pugno in bocca

Redazione

Colpiremo l’America, Mike Pompeo riceverà “un pugno in bocca”, hanno detto le Guardie della rivoluzione iraniane dopo che il segretario di stato americano ha delineato il “piano B” dopo il ritiro statunitense dal deal internazionale sul nucleare degli ayatollah. La reazione di Teheran non stupisce, Pompeo ha fatto un elenco molto duro di prerequisiti necessari per aprire in futuro un nuovo dialogo con l’Iran: è una dichiarazione di guerra economica, sanzioni pesantissime; è una dichiarazione di guerra alla politica di sponsorizzazione del terrorismo nella regione mediorientale; è una minaccia di regime change, senza pronunciare mai questa formula, ma lasciando intendere che se il popolo iraniano chiama, l’America è pronta a rispondere. Si tratta di richieste irricevibili per l’Iran, che cerca ora di minimizzare la portata economica dello scontro e allo stesso tempo risponde con aggressività. Il tempo delle mani tese è finito, non è che avesse funzionato benissimo, ma gli europei che si lamentano di questo unilateralismo anti trattati dell’America dicono: Pompeo chiede molte cose a Teheran, ma ancora non ci ha detto com’è che il mondo sarà più sicuro senza l’accordo nucleare siglato nel 2015. La Repubblica islamica confida nella tenacia europea per mantenere in piedi il deal esistente e spera che la strategia americana finisca per ricreare quella frattura transatlantica di inizio anni Duemila. Gli europei sanno che non possono arrivare a tanto, l’America pur trumpiana è l’unica superpotenza con cui stare alleati, ma intanto cercheranno di aprire altri spiragli, magari già con la visita del francese Macron dal presidente russo Putin che inizia domani. Sulla sicurezza intanto non ci sono garanzie, ed è in Israele che l’allerta è altissima.

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