Il nuovo governo russo dei vecchi nomi

Micol Flammini

Quasi tutti i candidati sono persone conosciute, con esperienza e un buon curriculum”: le parole di Putin sono effettivamente incontestabili. Nel nuovo governo, proposto martedì dal primo ministro Dmitri Medvedev e approvato oggi dal presidente, non spunta un nome che sia poco noto o che incuriosisca. Tutti i personaggi che compongono la squadra di governo c’erano già, qualcuno c’è sempre stato, e dalle spiagge sul Mar Nero, nella sua residenza di Sochi, prima di accogliere la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente russo ha controfirmato le proposte del premier. Eppure Vladimir Putin aveva promesso riforme, crescita, modernità. Obiettivi difficili da realizzare senza introdurre elementi di novità, persone che generino idee differenti. Queste premesse non ci sono e Putin ha scelto l’immobilismo.

 

La politica estera non cambierà, e nonostante avesse lasciato intendere di essere stanco, Sergei Lavrov rimane ministro degli Esteri, Sergei Shoigu, il ministro in uniforme e mostrine, rimane invece alla Difesa. Ma i grandi cambiamenti, le politiche di apertura, le rivoluzioni erano state promesse soprattutto in ambito economico e al ministero delle Finanze, dove qualcuno aveva sperato di veder arrivare l’ex ministro convertitosi al liberalismo Alexei Kudrin, c’è sempre Maxim Oreshkin, nominato soltanto nel 2016 e subentrato al posto di Alexei Ulyukaev, colpevole di aver accettato una tangente di 2 milioni di dollari da parte di Rosneft. Anche il Commercio e l’Industria rimangono immutati nelle mani di Denis Manturov. C’è un altro ministero importante sempre inalterato, quello dell’Energia dove dal 2012 continua a lavorare Alexander Novak, membro del consiglio di amministrazione di Gazprom, famoso per aver raggiunto un accordo globale per sostenere i prezzi del greggio.

 

Le novità

Effettivamente due nomi nuovi ci sono. Questo Medvedev II non è proprio identico al precedente, ci sono due personaggi che non hanno mai fatto parte del governo, ma non si può dire che siano sconosciuti ai russi. Vladimir Puchnikov non è più ministro delle Emergenze, il suo posto è stato assegnato a Yevgeni Zinichev, ex guardia del corpo di Vladimir Putin, ricompensato per la fedeltà con la nomina di governatore dell’exclave di Kaliningrad, ex uomo del Kgb e poi approdato all’Fsb. Anche l’altra novità ha dei legami con i servizi di segreti russi, si chiama Dmitri Patrushev ed è figlio di Nikolai, al quale è stata affidata l’Agricoltura. Nikolai Patrushev è capo dell’Fsb, amico del presidente e uomo fidatissimo, focoso nazionalista, spia di professione e a lui Putin ha affidato il compito di tutelare gli interessi russi nei Balcani.

  

La risposta dei mercati

 

Si sperava in un’èra di riforme, anche la World Bank aveva avvertito il Cremlino della necessità di investire nelle infrastrutture, nella sanità, nell’istruzione. Aveva manifestato l’urgenza di una riforma delle pensioni. Questo nuovo governo di nomi vecchi non fa ben sperare e il mercato azionario russo ha da subito reagito negativamente. Il rublo si è indebolito e pochi minuti dopo l’annuncio è arrivato a 62,19 rispetto al dollaro, mentre prima segnava 62,08. Il Putin IV sarà probabilmente uguale al Putin III e se prima dell’insediamento gli analisti erano portati a chiedersi se il presidente avrebbe scelto la strada delle riforme o quella della stagnazione, i nomi hanno svelato la scelta. 

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