Controsanzioni e galera, Medvedev vuole soffocare l’economia russa

Micol Flammini

Roma. “Avete presente il Magnitsky Act? – ha chiesto Adrei Isayev in un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Interfax – la nuova legge serve a evitare che persone come Vladimir Kara-Murza Jr. riescano a danneggiare la Russia con la complicità dei governi stranieri”. Isayev è un deputato di Russia Unita, il partito di maggioranza a cui appartiene il primo ministro Dmitri Medvedev e la legge di cui parla è quella proposta dal premier per punire chi, come Oleg Deripaska, si piega alle sanzioni americane. L’oligarca amico del Cremlino qualche settimana fa si è arreso alle pressioni di Washington che prometteva di esentare la sua azienda, la Rusal, dalle sanzioni se avesse ceduto la sua partecipazione. Deripaska ha acconsentito e la legge promessa dal premier Medvedev sta arrivando. La bozza è pronta, è uno dei primi provvedimenti adottati dal governo del Putin IV, e se non fosse stato per rimostranze di importanti figure vicine al Cremlino, che ieri hanno chiesto di rivedere la bozza e di limitare i danni per le aziende russe, sarebbe già stata approvata.

  

Il provvedimento punisce sia gli imprenditori che, come nel caso di Deripaska, osservano il volere degli Stati Uniti, sia le compagnie che smettono di fare affari con società russe sotto sanzioni. Se Washington picchia forte, Mosca rincara la dose, ma colpisce se stessa. La reazione mette in difficoltà sia le aziende che saranno obbligate a fare affari con società sanzionate, sia le banche che invece non potranno rifiutarsi di eseguire “normali transazioni commerciali” a causa delle sanzioni. Ma basterà il dubbio o il sospetto a legittimare la punizione: se una delle attività di Vladimir Bogdanov, uno degli oligarchi sanzionati, decidesse di aprire il conto in una banca e questa si rifiutasse e se gli avvocati del petroliere avessero qualche motivo per sospettare – non serve la certezza – che il rifiuto sia motivato dalle sanzioni a suo carico, allora l’oligarca può denunciare la banca. Le pene stabilite sono di tre tipi: una multa di 600 mila rubli, circa 8 mila euro, il pignoramento dei salari per quattro anni o quattro anni di carcere.

 

La legge ha una seconda parte più sottile, che potrebbe ridisegnare l’opinione pubblica russa ed eliminare l’opposizione. Cittadini e partiti dovranno stare attenti a promuovere qualsiasi azione che favorisca l’introduzione di sanzioni contro altri cittadini russi, ecco spiegato il richiamo al Magnitsky Act, la legge americana volta a punire alcuni esponenti controversi della società russa. Nel 2015 Mikhail Kasyanov e Vladimir Kara-Murza, due politici di opposizione, si sono rivolti al Congresso degli Stati Uniti per includere nella lista Magnitsky i giornalisti che avevano contribuito alla campagna di disinformazione contro Boris Nemtsov.

 

Ieri però è successo qualcosa, un piccolo segnale, che nel titanico ingranaggio russo ha rimandato l’approvazione finale della legge. L’Unione degli industriali e degli imprenditori ha dichiarato la sua opposizione “categorica” al provvedimento e ha anche fatto notare a Vladimir Putin che la legge contraddice gli obiettivi di crescita economica dichiarati al suo insediamento. La minaccia di Medvedev, il tentativo di ravvivare l’orgoglio nazionale fomentando la ribellione alle sanzioni, diventerebbe una caccia alle streghe fatta di sospetti e illazioni. Inoltre, hanno osservato molti uomini di affari, sanzionati e non, rischia di esporre le aziende a “sanzioni secondarie” per aver obbedito al divieto imposto dal governo di osservare le penalità decise dagli Stati Uniti. La vittima sarà l’economia russa, ma il partito del premier non desiste. La legge c’è, è pronta, è ideologica e non promette bene per l’impegno di crescita economica di questo governo. Come ha dichiarato Valery Gartung, deputato di Russia Unita: “Basta trovare il modo di eliminare queste paure e piacerà a tutti, la prossima settimana verrà approvata”.

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