Perché il disgelo tra Trump e l'Ue non passerà da Bruxelles

Luca Gambardella

Nei giorni in cui le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Unione europea vivono una frattura politica profonda, Donald Trump ha finalmente scelto il nome del suo ambasciatore alle istituzioni europee, una posizione rimasta vacante negli ultimi due anni e mezzo. Il prescelto è un imprenditore dell'Oregon di nome Gordon Sondland e sulla sua candidatura è ora chiamato a esprimersi il Senato, con una procedura che potrebbe impiegare qualche mese.

 

Americano di prima generazione, figlio di due sopravvissuti all'Olocausto, Sondland non è un trumpiano della prima ora e non ha altre esperienze diplomatiche nel suo curriculum. E' proprietario di una catena di hotel e ristoranti di lusso tra Portland e Seattle, è membro del board di una banca dell'Oregon, la Bancorp, ed è tra i co-fondatori dell'Aspen Group, una banca d'affari.

 

Durante le primarie repubblicane, Sondland aveva sostenuto e finanziato il rivale di Trump, Jeb Bush. Poi, nell'agosto del 2016, il suo nome era emerso per la prima volta sui giornali locali di Seattle. L'imprenditore era stato inserito tra gli sponsor di un evento organizzato per la raccolta fondi a sostegno della candidatura di Trump. In quell'occasione era dovuto intervenire il portavoce dell'imprenditore dell'Oregon per dire che si trattava di un errore: anche se Sondland è stato da sempre un sostenitore del partito repubblicano (in passato aveva partecipato anche alle campagne elettorali di John McCain e Mitt Romney), "le dichiarazioni di Trump hanno chiarito che le sue posizioni non sono in linea con i valori e la linea di pensiero di Sondland". Gli attacchi del candidato repubblicano nei confronti degli immigrati, aveva aggiunto il portavoce, erano incompatibili con la storia della famiglia Sondland, emigrata dall'Europa dopo la Seconda Guerra mondiale in fuga dal nazismo. Pochi mesi dopo, Sondland deve avere cambiato idea. L'Intercept rivelò che l'imprenditore aveva deciso di donare addirittura un milione di dollari per finanziare la campagna elettorale di Trump. Per mantenere l'anonimato, il proprietario della catena di hotel aveva preferito versare il denaro tramite quattro compagnie diverse, tutte registrate a suo nome.

 

La storia del finanziamento di Sondland a Trump è girata molto negli ultimi mesi e già da settembre il suo nome era stato inserito tra i papabili futuri ambasciatori. I più maliziosi avevano fatto notare che la nomina come diplomatico era costata molto cara all'imprenditore di Seattle. Prima di lui solo un altro ambasciatore nominato da Trump proveniva dal mondo dell'impresa; ma nel caso di George Glass, scelto per la cancelleria di Lisbona, il "prezzo" era stato molto più contenuto (circa 100mila dollari in finanziamenti alla campagna elettorale di Trump).

 

Per la verità, quella di Sondland non è una novità e sin dai tempi di Nixon i presidenti americani si riservano il diritto di scegliere alcuni ambasciatori tra i finanziatori delle loro campagne elettorali. Ciò che desta più perplessità guardando alla figura di Sondland è invece la competenza. Le relazioni tra Washington e Bruxelles hanno cominciato a incrinarsi a partire dall'elezione di Trump del novembre 2016, arrivate a pochi mesi dal fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Unione europea per il Trattato di libero scambio (Ttip). All'epoca, l'ambasciatore americano alle istituzioni Ue era Anthony Luzzato Gardner, un obamiano di ferro che si dimise il 20 gennaio 2017, lo stesso giorno del giuramento di Trump. Laureato ad Harvard in Relazioni internazionali e con un dottorato a Oxford, Gardner aveva un curriculum di prestigio e prima di essere nominato ambasciatore a Bruxelles aveva ricoperto il ruolo di direttore del dipartimento Affari europei del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Certo, l'esperienza e la preparazione non evitarono a Gardner di entrare talvolta in conflitto con la Commissione Ue, soprattutto durante i difficili negoziati per il Ttip, ma c'è da chiedersi se Sodland riuscirà a far meglio del suo predecessore. Sul tavolo i dossier aperti sono molti: la rottura sul deal iraniano, quella sul clima, lo spostamento dell'ambasciata americana a Gerusalemme. Più in generale, Bruxelles è preoccupata dalla predilezione della Casa Bianca per le relazioni bilaterali coi singoli stati membri a scapito di quelle con le istituzioni dell'Ue. E' per questo motivo che la nomina di un ambasciatore a Rue Zinner non è mai stata una priorità per Trump. Nella testa del presidente americano, il disgelo tra Europa e Stati Uniti dovrà passare (ancora) dalle cancellerie di Parigi e Berlino, non da quella di Bruxelles.

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