La frusta dei cosacchi a cavallo custodirà l’ordine pubblico durante Russia 2018

Micol Flammini

Roma. Un tempo erano i guerrieri delle frontiere, il sangue caldo dei territori slavi, lo spirito rude e ribelle dell’impero. C’è sempre, o quasi, un cosacco in ogni storia russa, un personaggio o un mito o una paura. E che i cosacchi siano riapparsi a ravvivare l’immaginario del Ventunesimo secolo potrebbe anche sembrare romantico, ma questa volta non si tratta di un elemento di folklore letterario. I cosacchi sono tornati davvero, a cavallo – da sempre abilissimi cavallerizzi – con il cappello di pelo e con la frusta, quella che un tempo si chiamava nagaika, sabato hanno aiutato la polizia russa a disperdere i manifestanti che protestavano contro Vladimir Putin. “Faremo tutto ciò che è necessario contro chi crea dei problemi a Putin”, ha gridato uno dei cosacchi mentre si lanciava contro il corteo, secondo quanto riporta il sito Meduza. Sempre più fedeli al soldo che alla bandiera, sono intervenuti per placare una folla per nulla violenta. Nella piazza Pushkin, al centro di Mosca hanno colpito i manifestanti: i cosacchi picchiavano e la polizia arrestava e se i cosacchi esageravano, la polizia era costretta a portare via anche qualche cosacco. Sono membri delle Ckv, Centralnoe kazache vojsko, l’Esercito cosacco centrale che esiste ufficialmente dal 2010, e vengono addestrati dalle forze di sicurezza russe per disperdere i raduni. Come ha rivelato il sito russo Bell in un’inchiesta, ogni anno nel villaggio di Kuzenovo, nella regione di Mosca, si svolgono tre sessioni di formazione in cui vengono ammessi 100 combattenti per volta. L’esercito cosacco è costato finora alla nazione quasi 16 milioni di rubli, 220 mila euro, e la loro missione è quella di intervenire durante i raduni o come ha specificato l’amministrazione di Mosca interpellata da Bell: “Di proteggere e garantire l’ordine pubblico”. Sabato hanno attaccato i manifestanti, per lo più ragazzi sui venticinque anni che protestavano in modo ordinato contro il nuovo mandato di Putin, inaugurato ufficialmente ieri. Gridavano: “Per noi non è lo zar”, marciavano con cartelli, sventolavano bandiere russe e agitavano fazzoletti rossi. Qualcuno brandiva una paperella – il simbolo della lotta contro la corruzione da quando si è diffusa la voce che il premier Dmitri Medvedev in una delle sue residenze, un castello del Diciottesimo secolo, ha un laghetto con una casetta per le papere – ma niente di più. Eppure la città di Mosca ha reputato il corteo pericoloso e ha fatto intervenire i cosacchi armati di fruste di pelle.

  

Raduni, manifestazioni, assembramenti e forse qualche rissa animeranno le strade russe durante i Mondiali di calcio e i cosacchi saranno i guardiani dell’ordine dal 14 giugno fino al 15 luglio. Il Ckv, l’esercito centrale cosacco, ha incontrato qualche settimana fa i rappresentanti della Guardia nazionale per discutere le operazioni di sicurezza durante il campionato 2018. Per l’occasione l’atamano, termine con il quale si indicava e si indica tuttora il comandante dei cosacchi, sarà Ivan Mironov, ex ufficiale dell’Fsb. Se finora il Ckv era abituato ad agire soprattutto a Mosca, da giugno 300 combattenti lavoreranno al fianco della polizia anche a Rostov sul Don, la città della Russia meridionale, storica patria cosacca, che ospiterà quattro partite.

  

I cosacchi sono sempre stati un esercito parallelo, erano dei servitori dello zar efficienti ma fumantini. Gelosi della propria autonomia, erano insofferenti nei confronti dell’autorità, amavano lo zar fino a quando non calcava troppo la mano. Erano la cavalleria leggera dell’esercito imperiale, guerrieri voraci e forti, armati di armi bianche e ardore, e allora come oggi erano mercenari, truppe irregolari. Da sempre, dalla letteratura alla storia, il compito dei cosacchi è quello di far paura e anche sabato ci sono riusciti. Il Cremlino li ama e a loro ha deciso di affidare il rispetto dell’ordine pubblico durante i Mondiali di calcio: quello che la polizia non può fare lo faranno i cosacchi. In Russia esiste uno sdoppiamento delle forze dell’ordine, laddove non può andare l’esercito, il Cremlino manda la Wagner e gli omini verdi come in Siria e in Ucraina. Così sono i cosacchi, i mercenari nel territorio nazionale, addetti a rifilare i colpi che la polizia non può dare.

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