I missili Javelin a Kiev

Redazione

Non perderemo tempo – ha detto il ministro della Difesa ucraino – inizieremo subito a testare i missili Javelin”. Si tratta di armi sofisticate arrivate lunedì in Ucraina e inviate dagli Stati Uniti per consentire a Kiev di difendersi dai ribelli filorussi che premono nella zona orientale della nazione. Le esercitazioni sono cominciate mercoledì, il presidente Petro Poroshenko ha ringraziato Washington e Mosca per ora tace. L’anno scorso Trump aveva già mostrato interesse nei confronti del conflitto ucraino – aveva firmato un pacchetto di aiuti militari pari a 47 milioni di dollari – e le autorità russe lo avevano messo in guardia dal non rompere con la politica della precedente Amministrazione Obama. Kiev aveva atteso a lungo un cambio di atteggiamento da parte degli Stati Uniti che fino al 2016, per non fomentare il conflitto, avevano rifornito l’esercito solo di artiglieria non letale (divise, protezioni speciali, veicoli).

 

Trump invece ha approvato la fornitura di armi letali e, secondo Poroshenko, l’arrivo dei 210 missili aiuterà l’esercito ucraino a respingere gli attacchi dei combattenti finanziati dalla Russia. La decisione del presidente americano potrebbe cambiare la rotta di un conflitto che va avanti dal 2014 e in cui l’esercito ucraino ha mantenuto finora un atteggiamento difensivo. Kiev è ansiosa di schierare il nuovo sistema missilistico e soprattutto, dopo questo segnale da parte dell’Amministrazione americana, è pronta a sfidare il Cremlino che si trova impegnato su molti fronti – sanzioni e medio oriente sono per ora le priorità. Il denaro a Mosca scarseggia, non è un mistero, e per risanare le casse dello stato nel 2017 il governo ha tagliato del 20 per cento proprio la spesa militare. Il silenzio russo, questa volta, potrebbe essere più una necessità che una strategia.

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