In Spagna c'è un altro scandalo: il caso Cifuentes

Guido De Franceschi

Milano. La Spagna è un paese temprato agli scandali politici. Di solito, si tratta di corruzione, finanziamenti acrobatici, regalie spregiudicate. E raramente ci sono conseguenze rilevanti. Per un esponente politico, non dovrebbe essere gran cosa l’accusa (provata, dopo l’inchiesta del diario.es) di aver vantato un titolo di studio farlocco, ottenuto irregolarmente – il diploma di un master in Diritto pubblico delle Comunità autonome (così si chiamano le Regioni in Spagna, ndr), presso l’Università Rey Juan Carlos.

  

Invece per la presidente della Comunità autonoma di Madrid, Cristina Cifuentes del Partito popolare, non è andata così. Sarà per la noia dei giornalisti – estenuati dal cosiddetto “monotema”, la questione catalana, e a caccia di nuovi tormentoni. Sarà per il nervosismo indotto da sondaggi che prefigurano un panorama quadripolare formato da Partito popolare, Partito socialista, Ciudadanos e Podemos – con Ciudadanos nell’inedito ruolo di primus inter pares. Sarà che nel Partito popolare qualcuno si inebria sniffando il profumo di una successione a Mariano Rajoy – che sempre si annuncia e mai si realizza. In ogni caso, la presidente madrilena Cifuentes ha dovuto rassegnarsi a domande sempre più incalzanti e si è impigliata nelle sue stesse parole. Prima ha difeso il suo master, poi, a distanza di un mese, ha goffamente ripudiato il titolo dicendo, in sostanza, che di un titolo conferito da un’Università che ha commesso delle irregolarità (irregolarità che, s’intende, l’hanno beneficiata) non sa che farsene.

 

Attraverso la presidente Cifuentes, i popolari governano la Comunità di Madrid con l’appoggio esterno di Ciudadanos, il movimento che, nato in Catalogna in funzione anti indipendentista, ha poi acquisito una dimensione nazionale. Ciudadanos, pur non avendo finora mai mostrato le sue reali virtù di governo, ha avuto grande successo elettorale, autorappresentandosi come liberale, rottamatore e anticorruzione. I ciudadanos moralizzatori sono ovviamente imbarazzati dall’affaire Cifuentes. E la sinistra ne approfitta: il Partito socialista, con l’accordo di Podemos, ha infatti innescato una mozione di censura contro Cifuentes, ma solo se Ciudadanos aggiungesse il suo voto a quello del Psoe e della sinistra movimentista la presidente cadrebbe e sarebbe sostituita dal socialista Ángel Gabilondo. In alternativa, il Pp potrebbe forzare Cifuentes alle dimissioni e sostituirla con qualcuno gradito a Ciudadanos.

 

Sul “caso Cifuentes” si misurano il Partito popolare e Ciudadanos, il movimento che punta all’egemonia del centrodestra strappando elettori proprio al Pp: è uno scontro non elettorale e quindi i due leader, il popolare Mariano Rajoy e il ciudadano Albert Rivera, devono giocare d’azzardo e a carte coperte. Negli anni, il Pp non ha mai abbandonato i suoi, neppure quelli più ammaccati dagli scandali, partendo dallo stesso Rajoy, che non fece un plissé dopo che fu reso pubblico un suo sms – “Luis, sé fuerte” (“Luis, sii forte”) – inviato all’ex tesoriere dei popolari Luis Bárcenas, dopo che erano emersi i colossali e “inspiegabili” conti svizzeri di quest’ultimo. Un cedimento su Cifuentes sarebbe quindi un grave segno di debolezza da parte del Pp, perché sarebbe come ammettere che, con l’irruzione sulla scena degli homines novi di Ciudadanos, certe esibizioni di impunità non siano più possibili. Di contro, se il Pp, per evitare questa umiliazione (e anche in conseguenza della guerra per bande innescata da chi vorrebbe sostituire Rajoy), continuasse a difendere la posizione di Cifuentes, Ciudadanos si troverebbe davanti a una scelta difficile. Se tacesse, dimostrerebbe la sua subalternità al Pp e quindi la sua irrilevanza. Ma, se appoggiasse la mozione di censura di socialisti e Podemos, offrirebbe al Pp una formidabile arma propagandistica: “Quelli di Ciudadanos fanno i liberali, ma, al dunque, si alleano con gli antisistema di Podemos”.

 

La soluzione deve essere trovata entro i primi di maggio e Ciudadanos si gioca la sua credibilità: deve mostrarsi abbastanza forte da condizionare le scelte del Pp o da sfidarne le accuse di sfascismo. Nel frattempo, Rajoy deve trovare voti nel Parlamento nazionale per approvare la legge finanziaria. Gli servono i voti del Partito nazionalista basco, che può far leva sulla situazione catalana e quindi vendere molto caro il suo appoggio. Ma, soprattutto, per approvare il budget, Rajoy ha bisogno dei voti di Ciudadanos.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.