Adnan Syed (foto via YouTube)

Un podcast ha cambiato la storia di un processo

Eugenio Cau

“Serial” e la sentenza che annulla la condanna di Adnan Syed: giustizia a colpi di download

Roma.Serial” è il padre di tutti i podcast. Uscito alla fine del 2014, in 12 episodi narrati dalla giornalista Sarah Koenig, “Serial” è stato scaricato 175 milioni di volte ed è diventato uno dei fenomeni mediatici più importanti degli ultimi anni, che ha dato slancio a un mezzo, il podcast, per niente nuovo ma improvvisamente riscoperto. Se oggi i podcast sono ubiqui, se dopo l’ondata di quelli americani negli ultimi tempi è scoppiata la moda anche in Italia, con i podcast dei giornali che si fanno la concorrenza con le produzioni ad hoc, il merito è quasi esclusivamente di “Serial”. Senza “Serial” non avremmo la mania dei podcast. Ma questo è soltanto il secondo dei meriti di Koenig. Il primo, l’abbiamo scoperto ieri, è che a forza di download “Serial” ha cambiato il corso della giustizia in America.

 

La prima stagione di “Serial”, quella famosa, racconta un caso di cronaca degli anni Novanta. Nel 1999 Adnan Syed, allora 18enne, fu accusato dell’omicidio della sua fidanzata del liceo, Hae Min Lee. La ragazza era scomparsa il 13 gennaio del 1999, e il suo corpo è stato ritrovato tre settimane dopo con segni di strangolamento. Per tutto il corso delle indagini, Syed è stato l’unico indiziato, e un anno dopo è stato condannato a 30 anni. Syed però si è sempre dichiarato innocente, e “Serial” ripercorre tutto il caso per capire se ci sono delle incongruenze. Ne trova numerose: una testimone importante non era stata sentita, c’erano stati problemi con l’analisi dei tabulati telefonici, e in generale l’avvocatessa di Syed era parsa incompetente. Koenig non trova prove che scagionino Syed, ma gli indizi sono sufficienti da far pensare che forse il processo era stato ingiusto. Nel 2014, quando “Serial” è uscito, milioni di persone si sono divisi tra innocentisti e colpevolisti, molti reporter sono tornati a indagare sul tema, insomma, una nazione intera si è riappassionata a un caso di cronaca di fine anni Novanta – e al podcast che lo narrava.

 

Nel 2016, dopo enormi pressioni per riaprire il caso, una prima sentenza aveva ritenuto che fosse necessario rifare il processo. Ieri, in maniera forse definitiva, la Corte speciale d’appello del Maryland ha deciso che il processo è da rifare. I procuratori hanno 30 giorni di tempo per fare appello e portare la decisione a una corte di più alto grado, ma due giudizi favorevoli di fila fanno pensare che Syed ce l’abbia quasi fatta. In particolare, la corte del Maryland dice che se durante il processo iniziale fosse stata sentita la deposizione di una testimone, si sarebbe dimostrato “impossibile” per Syed ammazzare la fidanzata – la testimone in questione, una compagna di scuola, è stata scovata da Koenig, e la sua versione è stata resa pubblica da “Serial”. Il podcast più famoso della storia potrebbe avere un risultato in più di cui vantarsi: ha fatto giustizia a colpi di download. Se solo la seconda stagione, dedicata all’ostaggio dei talebani Bowe Bergdahl e uscita a fine 2015, non fosse stata una completa delusione.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.