Le relazioni pericolose dell'Austria di Kurz con Putin e la Russia

Andrea Affaticati

Ieri, per un momento, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, deve aver gioito. Deve essere successo quando, nel corso di una conferenza stampa a Mosca, a una domanda sull’offerta di Vienna di fare da mediatore nella crisi tra l'Europa e la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskow ha risposto: “La Russia ha bisogno di ogni voce capace di far ragionare Londra”. Dunque la strategia del cancelliere austriaco di non espellere diplomatici russi come reazione all’avvelenamento dell’ex agente russo Sergei Skripal e di sua figlia a Salisbury, sembrava dare i suoi primi frutti. Ma è stato solo un momento. Infatti qualche ora più tardi il Cremlino comunicava di aver ordinato a sua volta l’espulsione di 60 diplomatici americani e la chiusura del consolato Usa a San Pietroburgo. Esattamente la stessa misura adottata da Washington qualche giorno fa quando ad essere chiuso era stato il consolato russo di Seattle e ad essere allontanati 60 diplomatici russi. Oltre agli americani Mosca ha espulso anche 90 diplomatici di paesi che, a loro volta, avevano espulso funzionari russi. 

 

Lunedì, quando l'Europa aveva deciso di seguire la linea dura degli Stati Uniti, Kurz aveva twittato: “L’Austria appoggia le dichiarazioni del Consiglio Europeo e la decisione di richiamare l’ambasciatore Ue da Mosca. Ma noi, essendo paese neutrale, ci asterremo da questo provvedimento. Ci adopereremo piuttosto a mo’ di ponte tra Est e Ovest e manterremo aperti i canali di comunicazione con la Russia”. Il giorno dopo, Karin Kneissl, ministra degli Esteri (indipendente ma in quota al partito nazionalista Fpö) aveva a sua volta escluso, in un’intervista con la televisione pubblica austriaca, provvedimenti contro la Russia. Solo nel caso di “un’evidente concatenazione di indizi concreti che provano una qualsivoglia forma di coinvolgimento russo nella vicenda di Salisbury”, aveva spiegato, si potrebbe aderire a un’azione multilaterale.

 

La decisione di Vienna aveva subito scatenato reazioni irritate. Secondo il quotidiano austriaco Der Standard, la posizione dell’Austria risultava ancora più incomprensibile visto che solo pochi giorni prima, Kurz aveva partecipato a un vertice Ue nel quale gli stati membri, all’unanimità, avevano convenuto che il probabile mandante dell’avvelenamento di Salisbury era la Russia. “Motivare la decisione con la neutralità non convince” scriveva il quotidiano. “A parte il fatto che anche la neutrale Finlandia, che condivide con la Russia centinaia di chilometri di frontiera e non ha mai avuto rapporti semplici con il Cremlino, non si è tirata indietro. Usare la neutralità è poco convincente, semmai populista”.

 

C’è chi parla di interessi economici: in Austria si trova tra l’altro il più grande hub di smistamento di gas russo verso il centro ed est Europa. E chi invece pensa che Kurz non abbia voluto irritare il suo vice nonché capo dell’Fpö Heinz-Christian Strache. Sono diversi, infatti, i membri dell’Fpö che coltivano rapporti con i nazionalisti russi. E due di loro hanno addirittura partecipato, l’autunno scorso, a un incontro a Yalta dove si teneva a battesimo un’associazione russa per il riconoscimento dell’annessione della Crimea.

 

Particolarmente duri sono stati i commenti dei politici tedeschi. L’europarlamentare Elmar Brok della Cdu (che fa parte dello stesso eurogruppo dell’Övpa, il partito popolare austriaco guidato da Kurz) in un’intervista alla Bild ha dichiarato: “Che l’Austria cerchi di spiegare il suo comportamento adducendo la neutralità è assurdo. Qui si tratta di dimostrare solidarietà a un paese dell’Ue”. Peter Neumann, ex responsabile della politica di sicurezza dell’Osce, ha invece osservato sarcastico: “Ecco come l’Austria brucia i propri ponti verso l’Occidente”.

 

Resta però la domanda sul perché Kurz abbia deciso di cantare fuori dal coro dopo aver assicurato ripetutamente a Bruxelles che l’Austria avrebbe continuato a essere un membro affidabile. Nella sua intervista televisiva Kneissel ha spiegato che non si tratta di una decisione a favore della Russia: “Vogliamo semplicemente preservare il nostro raggio d’azione diplomatico”. Ma la risposta che probabilmente spiega meglio le intenzioni di Kurz la fornisce un articolo del quotidiano tedesco Die Welt pubblicato una settimana fa in occasione dei primi 100 giorni di governo del cancelliere austriaco. “Kurz - scriveva Christoph B. Schiltz - pare intenzionato a riempire il vuoto di potere lasciato dalla Brexit e in parte anche da Merkel. Le sue dichiarazioni e le sue mosse lasciano pensare che voglia diventare l’avversario di Macron soprattutto per quel che riguarda la riforma dell’Eurozona. Che voglia contrastare l’obiettivo del presidente francese di far passare di straforo un’unione monetaria finalizzata a garantire la stabilità a paesi come la Grecia e l’Italia ma che costerebbe cara ai contribuenti tedeschi, olandesi e austriaci”.

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