Quello “strano” eroe della Francia

Giulio Meotti

Roma. “Era un cristiano in un mondo scristianizzato”, ha detto ieri l’editorialista Éric Zemmour ai microfoni di Rtl, a proposito del poliziotto Arnaud Beltrame, sgozzato nell’attacco jihadista al supermercato di Trèbes. Sul Point, il filosofo Robert Redeker solleva la “stranezza” di questo eroe pianto ieri dalla Francia. “Beltrame tira fuori dall’ombra tutto ciò che il mondo contemporaneo, incluso il famoso Maggio di cinquant’anni fa, si sforza di respingere. La morte di Beltrame è il ritorno allo splendore delle virtù militari e religiose francesi, sepolte sotto l’alleanza del godimento e del profitto. Beltrame mostra la strada della vita in una Francia che si temeva morta, e che molti speravano fosse morta”.

 

Ne abbiamo parlato con François-Xavier Bellamy, filosofo, editorialista del Figaro e premiato dalla Académie française per il suo libro Les déshérités ou l’urgence de transmettre. “Istintivamente, attraverso Beltrame, tutta la Francia si sente toccata”, ci dice Bellamy. “Beltrame ha dato la vita per un altro. Una vita per una vita. Alla fine, il conto è lo stesso: in termini di big data, l’evento è invisibile. Per l’etica utilitarista il suo gesto è inutile e ho persino letto che alcuni hanno finito per criticarlo: dopotutto, ci saranno altri terroristi domani, e un gendarme sarebbe più utile in vita. Ma c’è l’inesprimibile sensazione che quest’uomo ci abbia salvato. Tutti. Non solo la donna strappata alla violenza, ma tutti noi, attraverso di lei. Beltrame, con il dono della vita, ci ha dato una vittoria assoluta contro l’odio islamista e ciò che, nella nostra depressione interiore, ha permesso che quest’odio passasse. Per la prima volta con Beltrame non ci sono solo vittime passive dell’odio islamista. Tutti i media hanno oggi la sua foto, l’ufficiale che ha deciso, che ha risposto, non la vittima passiva. Sembra un gesto assurdo e inutile, ma la verità va oltre la conta dei morti. Questo gesto serviva per comprendere cosa non va nella nostra società di particelle elementari. Sono un insegnante e vedo che i giovani sono attratti dall’islam perché offre loro un motivo per vivere e morire. La moglie del terrorista di Carcassonne è una convertita all’islam”.

 

Secondo Bellamy, Beltrame riscatta “una società di consumatori preoccupata solo del proprio benessere, composta da caste più che da cittadini consapevoli di ciò li lega, una società in cui la politica potrebbe dissolversi nel progetto terminale di ‘emancipazione dell’individuo’. Per fare Beltrame, ci sono voluti secoli di civiltà, letteratura, filosofia, scienza e fede e di fronte al suo aguzzino un poliziotto disarmato ci salva tutti, ricordandoci chi siamo”. Beltrame e padre Jacques Hamel, un altro sgozzato dall’Isis: “L’ufficiale che muore da militare e il prete che muore da martire, c’è qualcosa di spirituale in entrambi i loro gesti, così differenti, ci parlano di valori rari”. Secondo Bellamy, oltre a sgominare cellule jihadiste, la Francia deve fermare l’ideologia che le ha accese. “E’ la battaglia culturale contro l’islamismo, dobbiamo capire che siamo dalla parte giusta e che dobbiamo imporci per trasmettere alle generazioni future il nostro modo di vivere. Senza questo, il resto non ha senso. Dobbiamo impedire che l’islamismo assuma il controllo di pezzi della Francia e non lo stiamo facendo. Michel Onfray ha ragione nella sua ansia sulla ‘decadenza’, ma io credo nella libertà umana e che alcuni individui possano cambiare la storia, nel meglio e nel peggio. Come Beltrame. Non sono ottimista, non penso stia andando bene, ma la speranza non va persa”.

This page might use cookies if your analytics vendor requires them.