La “war zone” degli ebrei di Francia

Giulio Meotti

Roma. “Oggi se sei ebreo, devi nasconderti. L’antisemitismo è una delle modalità dell’islamismo diffuso nella società”, ha detto ieri Malek Boutih, l’ex deputato socialista e già presidente di Sos Racisme, mentre le autorità stabilivano che Mireille Knoll, 85 anni, sopravvissuta ai rastrellamenti nazisti del Velodromo di Parigi e uccisa con undici coltellate e bruciata nel suo appartamento nell’undicesimo arrondissement di Parigi era vittima di un assassinio a sfondo antisemita (la polizia ha in custodia un vicino di casa, musulmano, che conosceva la vittima). Ieri il presidente francese, Emmanuel Macron, ha confermato la sua “assoluta determinazione” a combattere questo antisemitismo spaventoso che divampa nel paese che ospita la più grande comunità ebraica d’Europa, la terza al mondo dopo Israele e Stati Uniti.

 

Undici ebrei francesi uccisi in dieci anni, lettere di minacce di morte recapitate nelle case degli ebrei, aggressioni spicciole e quotidiane per strada, un decimo della popolazione ebraica riparato in Israele, metà del contingente militare francese stanziato dal 2015 che deve presidiare i 700 siti ebraici, bombe molotov contro i negozi kosher, quartieri ebraici storici che si spopolano, sinagoghe che vanno deserte: ecco la nuova realtà dell’ebraismo francese. A Aulnay-sous-Bois, il numero di famiglie di fede ebraica è passato da 600 a 100, a Blanc-Mesnil da 300 a 100, a Clichy-sous-Bois da 400 all’80, a La Courneuve da 300 a 80. Come se l’islam radicale in certi quartieri avesse effettivamente vinto e gli ebrei dovessero, nel migliore dei casi, nascondersi, e nel peggiore, andare via. Lo stato francese, di fronte all’ascesa dell’islam radicale, abbandona certi territori alla legge coranica e al banditismo.

 

“Il nuovo antisemitismo francese è islamico, quello vecchio è morto” dice al Foglio Alexandre Mendel, giornalista investigativo francese, autore prima del libro La France djihadiste e poi di Partition. Chronique de la sécession islamiste en France. “In Francia oggi l’antisemitismo è un duplice tabù: c’è il tabù legato all’islam e quello del passato francese, Vichy. Vai in qualsiasi moschea francese e parla con l’imam, ti dirà: ‘Non abbiamo deportato noi i vostri ebrei ad Auschwitz’. E poi c’è l’ideologia del vivre ensemble. Sono appena stato a Carcassonne, dove c’è stata la strage dell’Isis venerdì scorso. E parlando con l’imam mi ha detto che non esiste odio per gli ebrei. Ci sono politici, come Manuel Valls, che parlano oggi apertamente dell’antisemitismo islamico e che questo viene al 95 per cento dai musulmani. Mio padre è ebreo e ho molti amici che sono partiti per Israele o gli States, altri che partiranno, altri che ci stanno pensando, altri che vorrebbero ma non hanno i mezzi per farlo. Due anni fa parlai con un ufficiale dell’Uclat, l’Unité de coordination de la lutte antiterroriste. Mi disse che ‘oggi non ci sono più studenti ebrei nelle scuole pubbliche di Seine-Saint-Denis’”. Bernard Ravet, già preside di tre scuole pubbliche di Marsiglia, nel libro Principal de collège ou imam de la République? racconta di una mamma ebrea che voleva iscrivere il figlio al liceo Versaille. Ravet all’epoca era preside di quel liceo: “Quando ho sentito parlare il ragazzo, ho capito che i miei studenti avrebbero scoperto subito la sua provenienza. Se avessero scoperto che veniva da Israele, l’avrebbero distrutto. Così, con imbarazzo, ho chiesto alla madre di non iscriverlo alla scuola statale, ma a quella ebraica”. Come ha denunciato anche Francis Kalifat, a capo delle organizzazioni ebraiche di Francia, “nella regione parigina non ci sono più studenti ebrei nelle scuole pubbliche”.

 

“Vent’anni fa nessuno pensava mai di andare a vivere in Israele” continua Alexandre Mendel al Foglio. “La tristezza è che il governo protegge i siti ebraici, ma si rifiuta di combattere l’antisemitismo islamico. Vent’anni fa nessun ebreo francese avrebbe mai votato per Marine Le Pen. Nel nord di Parigi, nei quartieri misti dove moschee e sinagoghe sorgono fianco a fianco, trovi il peggior antisemitismo. A Strasburgo è come a Tel Aviv, ti setacciano all’ingresso di ogni ristorante ebraico. Gli ebrei oggi si proteggono da soli, si comprano le telecamere, assumono le proprie guardie armate. Anche nell’Alsazia-Lorena si sente molto questo assedio. Molti ebrei dismettono la kippah e i simboli ebraici. Il terrorista di Trèbes, Redouane Lakdim, era ‘ossessionato dalla Palestina’, mi hanno raccontato i suoi amici. C’è ovunque questa atmosfera di guerra. Sono molto pessimista, ogni giorno è peggio, sarebbe da ciechi negare il contrario”. Conclude Mendel: “73 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, gli ebrei francesi sono più al sicuro a camminare a Cracovia, in Polonia, che in qualsiasi distretto settentrionale di Parigi. Ho amici che considerano persino di andare a vivere in Polonia. Che valzer della storia!”.

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