Gas nervino ed espulsioni

Putin accoglie la reazione di Londra sul ponte che unirà la Crimea alla Russia

Anna Zafesova

Milano. Mentre Theresa May a Westminster spiegava il suo piano contro la Russia, Vladimir Putin era sul ponte che sta per collegare la Russia alla Crimea, una risposta che, senza mai menzionare la polemica sull’avvelenamento di Sergei Skripal, era più eloquente di una dichiarazione ufficiale. A tre giorni dalle elezioni presidenziali che dovrebbero regalare a Putin il quarto mandato al Cremlino, il riguardo nei confronti degli occidentali sembra sparito, e il presidente russo ribadisce l’annessione della penisola strappata all’Ucraina come l’atto più importante della sua presidenza. Secondo il ministero degli Esteri russo, la polemica con Londra sull’avvelenamento dell’ex agente russo passato con il nemico è una “brutale provocazione” per screditare il presidente alla vigilia del voto, ma vista da Mosca sembra quasi più un assist invece che un attacco. Il sindaco di Bratsk, in Siberia, ieri ha invitato i concittadini a non disertare le urne, per “rispondere agli attacchi dei nostri amici tra virgolette, americani ed europei, che hanno stanziato 70 miliardi di dollari per screditare il voto”. La Russia si sente sempre più una fortezza assediata da nemici occidentali, l’occidente si sente, dopo l’attacco con il gas nervino a Salisbury, sempre più minacciato dall’intrusione dei russi, che sono lusingati dall’essere temuti, e si preparano a loro volta a ritorsioni ed espulsioni simmetriche di diplomatici di Sua Maestà.

 

Nessuna risposta ufficiale quindi all’ultimatum del premier britannico, se non un secco “non rispondiamo agli ultimatum” del portavoce del Cremlino. Come promesso, scaduto il termine alla mezzanotte di mercoledì, May ha lanciato la rappresaglia contro Mosca: entro 7 giorni rispedirà a casa 23 diplomatici russi ritenuti spie, quasi la metà dell’ambasciata nel Regno Unito, la singola espulsione più significativa degli ultimi anni.

 

Nessun rappresentante ufficiale del governo britannico o della famiglia reale assisterà ai Mondiali russi questa estate, e al ministro russo Lavrov è stato revocato l’invito a visitare Londra, “che lui comunque non aveva mai accettato”, puntualizza la sua portavoce.

 

Una risposta meno dura di quello che ci si poteva aspettare. Le altre misure contro Mosca che ha proposto ieri la May alla Camera dei Comuni sono più vaghe, e assomigliano più a dichiarazioni d’intenti, come l’ipotesi di sequestrare beni dello stato russo sul suolo britannico “in caso di prove del loro utilizzo” ai danni del Regno e dei suoi residenti. Ci saranno maggiori controlli doganali sugli aerei privati russi e regole ancora più rigide per l’emissione di visti ai russi, oltre a possibili congelamenti di conti sospetti. Inoltre Londra preparerà un equivalente della “lista Magnitsky” americana, che indicherà nomi di individui e/o organismi ritenuti colpevoli dell’avvelenamento di Skripal, che saranno soggetti a sanzioni ad personam. Arriveranno misure di protezione delle frontiere, “come quelle che si prendono contro i paesi sponsor del terrorismo”, ha precisato May, e nuove leggi per contrastare l’attività di spionaggio russa. Non verrà invece ritirata la licenza alla tv della propaganda russa Rt, perlomeno, non dal governo: la decisione spetterà all’ente regolatore Ofcom. E non si parla di nuove sanzioni contro la Russia.

 

Molti parlamentari in Aula hanno chiesto di andare al rialzo, dall’aumento delle spese militari alla rottura dei rapporti diplomatici, con l’espulsione di Mosca dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Una polemica che ha forti risvolti interni, con una parte dei Tory che ha elogiato la “reazione decisa” della premier, e il leader laburista Jeremy Corbyn che ha contestato lei e il ministro degli Esteri Boris Johnson, rimproverando loro di non aver tentato un dialogo con il governo russo, e non aver fornito – come chiesto da Mosca – un campione dell’agente nervino con il quale è stato avvelenato Skripal. May ha replicato che sono stati i russi a rifiutare il dialogo, e ha privilegiato invece l’aspetto della solidarietà internazionale: l’Ue, la Nato e gli Stati Uniti si sono schierati dalla parte di Londra, che ha anche chiesto la convocazione di una seduta del Consiglio di sicurezza al Palazzo di Vetro.

 

Intanto il governo britannico ha fornito la scorta agli altri esuli russi a Londra. Uno dei più illustri, Mikhail Khodorkovsky, ha commentato: “Se Putin darà l’ordine di eliminarmi, difendermi non sarà facile”. Khodorkovsky però non esclude che l’avvelenamento di Skripal, proprio in campagna elettorale, sia opera di una cellula di “liquidatori” dei servizi che il Cremlino non controlla.

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