Tillerson, you’re fired. Così Trump rimpiazza il suo segretario di stato “dimezzato”

Mattia Ferraresi

New York. Donald Trump ha deciso di licenziare il segretario di stato, Rex Tillerson, e di rimpiazzarlo con l’ex direttore della Cia, Mike Pompeo, un pretoriano del trumpismo che nei primi quindici mesi di governo ha dimostrato fedeltà incondizionata al presidente. Alla guida della Cia va la numero due di Pompeo, Gina Hapsel, che diventerà la prima donna a guidare l’agenzia, se la sua nomina sarà confermata dal Senato. Da mesi l’intenzione di Trump di rimpiazzare Tillerson è il segreto peggio custodito di Washington: il presidente lo ha contraddetto e umiliato pubblicamente – e a porte chiuse – innumerevoli volte, suscitando la rabbia del suo segretario di stato, che in un momento di rabbia lo ha definito un “moron”, un coglione.

   

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Il presidente non perdona facilmente l’insulto personale. Nelle dichiarazioni formali Trump ha ringraziato Tillerson per il suo servizio (“molto è stato fatto negli ultimi quattordici mesi, e auguro a lui e alla sua famiglia ogni bene”), ma da tempo il presidente lamenta che il suo capo della diplomazia ha una mentalità “troppo da establishment” e ha fatto di tutto per tagliarlo fuori dal vivo dei dossier di politica estera più caldi grazie a un sistema di inviati di sua fiducia che rendono conto direttamente allo Studio Ovale.

   

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Trump, che è maestro di licenziamenti e umiliazioni, ha cacciato Tillerson dopo aver annunciato, a sua insaputa, l’incontro storico con Kim Jong-un. Il segretario di stato era in missione in Africa in quel momento, e ai cronisti che lo accompagnavano ha dovuto ammettere che – ancora una volta – non aveva toccato palla in una delle decisioni più rilevanti in politica estera prese dall’Amministrazione. Rientrato anzitempo dal viaggio, con la certezza che il suo incarico fosse arrivato al capolinea, Tillerson si è lasciato andare a dichiarazioni ardite, per gli standard dell’Amministrazione, sull’“oltraggioso” omicidio dell’ex spia in Inghilterra “chiaramente orchestrato dalla Russia”: “La Russia continua a essere una forza irresponsabile di instabilità nel mondo, agisce in spregio della sovranità degli altri stati e della vita dei loro cittadini”, ha detto Tillerson, spingendosi laddove nessun funzionario del governo americano ha osato. Un finale paradossale per il segretario che per via dei i suoi trascorsi alla guida di Exxon e degli ottimi rapporti commerciali stabiliti con il Cremlino, era descritto dai critici, al tempo della nomina, come un fantoccio di Putin.

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