Hanno fatto un musical su Milosevic

Micol Flammini

Tute in acetato e hip hop, Slobodan Milosevic è tornato. Dopo dodici anni è apparso sul palco di un teatro di Gracanica, in Kosovo, a pochi chilometri dal monumento di Gazimestan, dove, nel 1989, l’allora presidente della Repubblica socialista serba parlò della necessità di combattere una battaglia “non solo armata” in difesa dell’identità nazionale.

 

Era il discorso che diede inizio alle guerre jugoslave, Milosevic davanti a una folla di kosovari di etnia serba che inseguiva il sogno di una Grande Serbia. Si fa fatica a immaginare che un leader sanguinario, un uomo accusato di genocidio e di crimini contro l’umanità sia diventato il protagonista di un musical basato sulla sua vita famigliare.

 

“Lift: The Slobodan Show” è il titolo dello spettacolo che è andato in scena per una sola serata, davanti a un pubblico di soli serbi e il 18 marzo arriverà a Belgrado al teatro nazionale. Una scelta controversa, mettere in scena un musical dedicato all’uomo che ha avuto un ruolo centrale nelle ultime tragedie dei Balcani, nell’atomizzazione della Jugoslavia, proprio in Kosovo, dove la parola etnia ha ancora un valore determinante, dove gli albanesi sono convinti di vivere in una nazione indipendente da Belgrado, e dove i serbi credono invece di far parte della Serbia.

 

Non sono mancate le proteste da parte della componente albanese e gli entusiasmi da parte di quella serba. La storia nei Balcani non è ancora finita, e adesso Slobodan Milosevic è tornato, in tuta. Folti capelli color fumo, lo zigomo forte, l’ex leader della Jugoslavia canta e balla. Ha l’aria malinconica, raccoglie le confidenze della figlia, abbraccia la moglie Mirijana, è un padre di famiglia, un marito amorevole, immagini disarmoniche con i ricordi della storia recente.

 

Slobodan Milosevic è morto nel 2006, nel carcere dell’Aia in seguito a un attacco cardiaco. Qualcuno parlò di omicidio, qualcuno di suicidio, qualcuno di morte naturale, ma il musical non arriva fino a questo punto. La storia è solo uno sfondo, passa alle spalle dei personaggi senza sfiorarli, quasi a significare che le guerre sono appartenute a lui non più che agli altri uomini. Sul palco c’è un Milosevic astorico, un uomo quasi remissivo.

 

Gli attori in scena recitano tutti una parte della storia che hanno vissuto in prima persona. Sono serbi o kosovari, hanno subìto le conseguenze della guerra tra il 1998 e il 1999, sono stati sfollati, hanno visto le discriminazioni e provato la povertà, recitano loro stessi. Nenad Todorovic, regista dello spettacolo, ha detto in un’intervista a Politico: “Parlare del Kosovo vuol dire parlare dei nostri demoni personali, sono i demoni degli anni Novanta e i demoni della nostra identità nazionale”. E così “Lift: The Slobodan Show” è una sorta di tribunale del popolo, dove però il leader viene perdonato.

 

A novembre il Tribunale penale dell’Aia ha condannato per genocidio Ratko Mladic, conosciuto come il “boia dei Balcani”. La sentenza era inevitabile. Poi si è suicidato davanti alle telecamere Slobodan Praljak. Dopo aver ascoltato il verdetto che lo condannava per crimini contro l’umanità l’ex generale croato si è alzato in piedi, ha stappato un’ampolla contenente veleno e si è ucciso in aula dopo aver detto : “Io non accetto la sentenza”, davanti agli occhi increduli dei giudici che con la legge non sono stati capaci di fermare la forza di una storia che ancora non è finita.

 

Per Praljak il Parlamento croato ha osservato un minuto di silenzio. Per il popolo serbo Mladic non ha mai smesso di essere considerato un eroe. Milosevic, che morendo è addirittura riuscito a sfuggire all’Aia, è stato assolto dalla sua nazione che lo ha trasformato nel protagonista di un musical.

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