L'inchiesta sul Russiagate procede spedita: Gates si dichiara colpevole

Redazione

L'indagine sulle ingerenze russe nelle elezioni americane del 2016 procede sempre più spedita. L'ex consigliere della campagna elettorale di Donald Trump, Rick Gates, si è dichiarato colpevole di avere mentito all'Fbi e di avere cospirato contro gli Stati Uniti. Gates lavorava con Paul Manafort, il presidente della campagna elettorale di Trump, e per quasi un decennio è stato il suo braccio destro. E' molto probabile che l'ammissione di Gates possa avviare una collaborazione con il procuratore speciale Robert Mueller che potrebbe fornire dettagli in più sul ruolo di Manafort. Sui due pendono 32 capi d'imputazione.

 

Manafort continua invece a dichiararsi non colpevole. "Avrei sperato che il mio collega avesse la forza di continuare la battaglia per dimostrare la nostra innocenza – ha detto – Per ragioni ancora da scoprire ha scelto di fare diversamente. Questo non modifica il mio impegno nel difendermi contro le falsità contenute nelle accuse contro di me".

 

Dapprima, Gates aveva dichiarato di volersi difendere, ma davanti al giudice ha cambiato idea, nonostante le presunte pressioni – riferite dalla stampa americana – da parte dei suoi amici più stretti affinché continuasse a negare. Gates lo avrebbe fatto per proteggere la sua famiglia, come scrive la Cnn che ha visionato una lettera spedita dall'ex consigliere ai suoi cari: "Aiuterò meglio la mia famiglia ad andare avanti uscendo da questo processo", ha scritto Gates, che denuncia anche un clima insopportabile proprio di "un'atmosfera da circo di un processo anticipato". "La conseguenza è l'umiliazione pubblica, che a questo punto sembra essere un piccolo prezzo da pagare".

 

La decisione di Gates non è del tutto una sorpresa. L'ex consigliere di Trump era in trattative con Mueller da oltre un mese. Secondo la Cnn, Gates aveva rifiutato diverse offerte dello special counsel, ma evidentemente i tentativi del procuratore speciale per ottenere un'ammissione di colpevolezza e avviare una collaborazione sono andati avanti anche negli ultimi giorni finché non è stato raggiunto un accordo tra le parti.

 

Lo scorso primo febbraio, Gates ha quindi mentito durante un interrogatorio con l'Fbi, quando ha dichiarato di non avere parlato della crisi in Ucraina durante una riunione tenuta nel marzo 2013 e a cui partecipavano anche Manafort e Dana Rohrabacher, un deputato repubblicano con stretti rapporti col Cremlino. Secondo l'accusa, Gates e Manafort hanno intrattenuto rapporti stretti con vari governi stranieri, tra cui quello ucraino dell'allora presidente filo russo Viktor Yanukovich.

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