Una chance di riforma dell'Ue

Redazione

I leader dell’Unione europea, al vertice informale di venerdì, dovranno decidere come scegliere il prossimo presidente della Commissione: il rischio di ritrovarsi con un altro Jean-Claude Juncker è alto. Al centro del dibattito c’è il sistema dello Spitzenkandidat: il capolista del partito che ottiene più seggi all’Europarlamento diventa quasi automaticamente presidente della Commissione. Cinque anni fa l’innovazione fu presentata come un’elezione indiretta destinata a aumentare il livello di democrazia dell’Ue.

 

In realtà, il sistema fu inventato dall’allora presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, per soddisfare le sue ambizioni personali. L’Ue non aveva e non ha ancora uno spazio di dibattito politico europeo coerente. Nel 2014 il sistema dello Spitzenkandidat costrinse i leader a scegliere un acciaccato ex premier lussemburghese, quintessenza di un’Europa vecchia, invece di quella che sarebbe stata una presidente autorevole come Christine Lagarde. Risultato: la Commissione è diretta dal capo di gabinetto di Juncker, Martin Selmayr, e sarà ricordata come quella che ha fatto di meno nella storia. Nel 2019, visto il peso del Partito popolare europeo, l’errore potrebbe ripetersi. Il probabile candidato del Ppe è il rispettabile capo negoziatore sulla Brexit Michel Barnier, che però è un po’ troppo francese vecchio stampo per rinnovare in profondità l’Ue sfidando i tabù delle capitali. La tosta Margrethe Vestager, per dire, che all’Antitrust ha dimostrato di poter fronteggiare multinazionali che contano più di gran parte degli stati membri, non avrebbe chance perché è della piccola famiglia liberale. Se si vuole rifondare l’Europa, occorre archiviare il feticcio dello Spitzenkandidat e cercare pragmaticamente un curriculum che sia all’altezza della sfida.

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