La pensione, la Russia e “Satisfaction“. Storia di una ribellione a passo di danza

Micol Flammini

Tutto era cominciato da un gruppo di cadetti di un istituto di aviazione a Ulyanovsk, città sulle rive del Volga. I ragazzi si erano filmati mentre ballavano, seminudi, tra le stanze del dormitorio “Satisfaction”, la hit del dj italiano Benny Benassi. La canzone era uscita nel 2003, ma è un dato quasi storico che la Russia ami rispolverare canzoni che negli altri paesi hanno avuto fortuna molti anni prima. Improvvisamente, Satisfaction, da Ulyanovsk a Mosca, da Sochi a San Pietroburgo si è trasformata in un inno di liberazione. E’ diventato la colonna sonora di una Russia che è stanca dei valori tradizionali, dell’ortodossia religiosa e morale, del conservatorismo. A imitazione e difesa del video dei cadetti, ne sono stati girati centinaia. Studenti di ingegneria, medicina, agraria. Infermiere, muratori, atleti. Filmati che di volta in volta perdevano i richiami sessuali e si trasformavano sempre di più in una satira sociale amara e in una denuncia. La Russia sotterranea è uscita allo scoperto ballando sulle note di “Satisfaction” e ha lanciato una sfida alla Russia tradizionalista. Tra tutti i video che sono stati girati, il più celebre è quello delle due signore che in abiti da casa, danzano agitando con malizia strumenti da cucina storti e mostrando tutta la miseria e la povertà di un appartamento di San Pietroburgo, rimasto, probabilmente immutato, dai tempi in cui era stato trasformato in kommunalka, l’abitazione tipica del periodo sovietico in cui tutta la vita di un’intera famiglia era in un’unica stanza. Le tende di merletto, le pentole in ghisa, nello spazio angusto della casa, nel cucinino ingiallito le signore ballano in vestaglia.

 

 

Trasandate, sgualcite, ironiche, le due pietroburghesi hanno forse lanciato, con grazia, la più dura delle denunce. “Più della metà della nostra popolazione vive in queste condizioni”, hanno detto Natalia e Ksenja, intervistate dal sito codastory.com nell’appartamento in cui hanno girato la clip. Piccolo e asfittico. Le donne ridono, si divertono e spiegano come è nata la loro idea: “I ragazzi che hanno dato inizio a tutto questo hanno dimostrato umorismo, spirito critico e creatività”, dicono fumando una sigaretta dietro l’altra. Natalia e Ksenja sono il simbolo di un’istituzione antica, le babushki. Quelle signore ormai anziane che continuano a tenere in piedi il paese. Potrebbero incarnare la Russia del passato e invece no. “Tutta la serie di commenti e minacce con cui è stato accolto il video, non fanno altro che dimostrare la stupidità di questa nazione”. “Quei ragazzi sono stati bravissimi – concordano con entusiasmo – E noi abbiamo capito che bisognava dimostrare che anche i pensionati la pensavano come loro”.

 

  

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Il momento “Satisfaction” è diventato così un pretesto per dire quello che molti russi volevano dire da tempo e ogni categoria ha colto l’occasione per portare l’attenzione su di sé. “I pensionati vivono in condizioni di miseria in questo paese”, dice Ksenja. Rossetto scarlatto e occhi a mandorla. “O chiediamo aiuto ai nostri figli, che comunque non stanno bene, o continuiamo a lavorare”. Ed è quello che accade. Le babushki, le pensionate continuano a lavorare fino a tarda età, i mariti muoiono molto presto e ad alimentare l’economia sono loro. “Proprio oggi – dice Natalia – Ho letto che solo l’uno per cento degli anziani riesce a mantenersi con i soldi della pensione”.

 

 

“Qualcosa bisognerà pur fare per cambiare le cose, no?” dicono le due fiduciose. “Non abbiamo mica fatto questo video per mostrare i nostri corpi grassi che ballano”.

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