I vitalizi del terrore

Redazione

Il ministero della Difesa israeliano ha reso note le cifre, folli, stanziate dall’Autorità palestinese per sostenere i terroristi che hanno compiuto attacchi in Israele e che si trovano nelle carceri dello stato ebraico. Un miliardo di dollari in tre anni. Trecento milioni all’anno. Come tre anni di bollette dell’elettricità a Gaza. E questo è quello che riceverà in prigione per il resto della sua vita un terrorista condannato all’ergastolo: 2.500 euro al mese, uno stipendio che in quelle zone equivale a mantenerci venti persone. Solo per aver ucciso un ebreo. E’ questa la “pace”? Sono questi i “due stati per due popoli”? Se è sposato o ha figli, il terrorista ha diritto a un ulteriore bonus. Se è arabo israeliano, un altro bonus. E’ un vero e proprio tariffario funebre. Tutte queste retribuzioni, si noti, ammontano a circa il sette per cento del bilancio dell’Autorità palestinese, e a più del venti per cento degli aiuti che essa riceve da governi stranieri. Sono soldi che diamo noi – governo italiano, Europa, Onu – ai palestinesi. Finanziamo noi il loro jihad quotidiano contro Israele. Quando gli attentatori e le loro famiglie vengono ricompensati, altri palestinesi sapranno che, qualunque cosa succeda loro, ci sarà chi si prenderà cura dei loro famigliari. Questo assicura un approvvigionamento senza fine di assassini a pagamento. Più efferato è stato il delitto, più alto è il premio. Questo non può continuare. Bene dunque fanno gli americani ad annunciare revisioni e tagli agli aiuti ai palestinesi. La pace, quella vera, non può essere costruita sui vitalizi del terrore che fanno dei palestinesi una casta unica al mondo.

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