Macron in Cina inaugura la "diplomazia del cavallo"

Eugenio Cau

Roma. Il primo successo della visita di stato in Cina di Emmanuel Macron, presidente francese, è quello di aver coniato un termine nuovo: “Horse diplomacy”, diplomazia del cavallo, complementare e opposto alla “panda diplomacy”, la diplomazia del panda in base alla quale negli ultimi decenni Pechino ha distribuito orsetti bianchi e neri negli zoo di mezzo mondo con l’obiettivo di ammansire i paesi riceventi. Macron ha regalato al suo collega cinese, Xi Jinping, un cavallo purosangue di otto anni chiamato Vesuvio dopo che, dice il francese, il presidente cinese era rimasto tanto ammirato dalla Guardia repubblicana a cavallo durante la sua ultima visita a Parigi. Il dono rivela anche un sottile, e forse desiderato, gioco di parole, perché la traslitterazione in caratteri cinesi di Macron, Makelong, significa “il cavallo doma il dragone”, e questo ha consentito ai media francesi di sbizzarrirsi mentre il presidente visitava l’Esercito di terracotta nella città di Xi’an e poi si spostava a Pechino per stringere la mano a Xi.

  

Finora (la visita durerà ancora fino a mercoledì) Macron ha parlato molto di accordi climatici, ma non lo si è visto domare il dragone. Il fatto che abbia cominciato la sua visita a Xi’an, località di partenza del progetto multimiliardario della nuova Via della seta, può già essere interpretato come un’apertura all’influenza cinese, soprattutto se aggiunto alla promessa di visitare la Cina “almeno una volta l’anno”, promessa che di certo non è stata fatta a Washington. A giudicare dagli accordi economici previsti, inoltre, Macron intende più che altro far volare il dragone. Lunedì il Financial Times anticipava che Airbus proporrà alla Cina una partnership industriale per la fornitura di velivoli A380. Si tratta di un passo strategico – anche se ancora ipotetico –, che consentirebbe a Pechino di porre fine alla sua cronica carenza di aerei e di diventare una superpotenza (anche) nell’aviazione commerciale. 

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