Imputato Israele

Giulio Meotti

Roma. E’ di quattordici contro uno il bilancio del voto sulla risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu con cui lunedì l’Egitto ha chiesto di non spostare le ambasciate a Gerusalemme, come invece hanno stabilito gli Stati Uniti. Per la prima volta da un anno, l’America ha messo il veto all’Onu e lo ha fatto proprio su Israele. Quattordici i voti a favore della risoluzione contro “Gerusalemme capitale”: Cina, Russia, Inghilterra, Francia, Giappone, Italia, Egitto, Bolivia, Uruguay, Svezia, Ucraina, Etiopia, Kazakistan e Senegal. Neppure nelle risoluzioni sulla Siria – l’uso del gas nelle stragi dei civili – si era arrivati a tutti contro uno.

 

“Il voto è parte di una lunga stagione del sospetto coltivato dall’Europa su Israele”, dice al Foglio Yossi Klein Halevi, intellettuale israelo-americano di cultura liberal, corrispondente da Gerusalemme per molte testate americane e senior fellow allo Shalom Hartman Institute, dove dirige con l’imam Abdullah Antepli della Duke University la Muslim Leadership Initiative. Yossi Klein Halevi ha anche scritto “Like Dreamers”, il libro in cui racconta la storia dei paracadutisti israeliani che nel 1967 liberarono Gerusalemme. “Gli europei ormai votano regolarmente per le risoluzioni delle Nazioni Unite che negano la storia ebraica di Gerusalemme e definiscono Israele ‘paese occupante’ nella sua stessa capitale. Così si nega la nostra legittimità. La risoluzione di ieri al Consiglio di sicurezza cancella dunque la storia della nostra capitale. L’antisemitismo europeo ha sempre visto gli ebrei come l’altro per eccellenza. Adesso è Israele l’altro assoluto. Siamo l’unico paese al mondo che non ha diritto di definire e scegliere la propria capitale. Se leggi la decisione dell’Amministrazione Trump, non c’è scritto quali siano i confini di Gerusalemme, se siano nella parte ovest o est, che saranno oggetto di negoziato. E’ piuttosto un riconoscimento de facto di Gerusalemme capitale di Israele. L’Europa ci sta invece dicendo che non abbiamo alcun diritto a Gerusalemme. L’Europa ha nostalgia per una Berlino divisa e vorrebbe vedere anche Gerusalemme nuovamente divisa? Non meravigliatevi che gli israeliani vedano oggi l’Unione europea come una forza politica ostile”.

 

C’è il paradosso per cui paesi, come la Francia e la Svezia, alle prese internamente con un antisemitismo spaventoso, votano contro lo stato ebraico all’Onu. In Francia, gli ebrei sono vittime di un “esodo interno”: non c’è solo l’aliyah dei 40 mila ebrei riparati in Israele in soli dieci anni, c’è anche una fuga degli ebrei dentro la stessa Repubblica francese, dalle banlieue alle città. In Svezia, negli ultimi giorni, bombe molotov sono state lanciate contro le sinagoghe e slogan come “morte agli ebrei” sono stati scanditi nelle piazze delle città principali, da Stoccolma a Malmö.

 

Quello che ci ostiniamo a non vedere

 

“L’Europa non vuole vedere l’antisemitismo nelle proprie strade”, conclude al Foglio Yossi Klein Halevi. “Ma c’è una vera e propria schizofrenia nella mente europea: isolando e stigmatizzando Israele, assaltando lo stato ebraico nelle sedi internazionali, l’Europa incoraggia quello stesso antisemitismo di cui prova imbarazzo”.

 

A votare, lunedì sera all’Onu, c’era un carrozzone di stati ricchi e democratici (come Francia e Inghilterra), di stati falliti e poveri (come il Senegal) e di giganti autoritari (come la Cina). Si trovano d’accordo soltanto nel processare di fronte all’opinione pubblica internazionale uno stato che copre lo 0,0001 per cento della superficie della terra, grande quanto il New Jersey o la Puglia, i cui abitanti ammontano a un millesimo della popolazione mondiale, ma che è l’unico stato al mondo degli ebrei. Lunedì sera, seduto in un angolo, c’era l’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon. Sembrava il testimone di un processo.

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