Il governo spera di riaprire la partita dell'Ema a Milano

Redazione

"In queste ore stiamo avendo alcune indiscrezioni da Londra e Bruxelles sul fatto che Amsterdam non sarebbe in grado di garantire la riallocazione dell'Ema (l'Agenzia europea del farmaco, ndr) con il personale nella sede definitiva prima del maggio 2020", ha detto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. "Se il ritardo di un anno fosse vero, credo che l'Italia dovrebbe immaginare se ci siano strade percorribili dal punto di vista giuridico, prima che politico, per verificare se l'assegnazione che è stata fatta sia ancora valida". Milano, candidata ad ospitare Ema, era stata sconfitta da Amsterdam solo dopo un sorteggio molto contestato.

      

Ieri c'era già stata un'interrogazione alla Commissione europea e al Consiglio per chiedere di rivedere l'assegnazione dell'Ema. A presentarla Patrizia Toia, capo delegazione Pd al Parlamento europeo, ed Elisabetta Gardini, capo delegazione di Forza Italia.  Il rischio, che oggi appare sempre più tangibile, è infatti quello che Amsterdam consegni in ritardo la futura sede dell'Agenzia. Le due europarlamentari italiane chiedono se il Consiglio "ritiene ancora valida la valutazione tecnica della Commissione fornita prima dell'assegnazione, se non consideri il mancato rispetto degli impegni presi ragione per riaprire la procedura". "Se Amsterdam non rispetta gli impegni per la nuova sede di Ema noi siamo pronti, il Pirellone c’è" ha scritto sul suo profilo Facebook il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni.

  

Ma a quanto riportava allora Politico, già a novembre scorso Kajsa Ollongren, il vicesindaco di Amsterdam, aveva detto che l'edificio avrebbe dovuto essere pronto entro aprile 2019, ma sarebbe stato possibile un breve periodo durante il quale il personale dell'Ema avrebbe avuto bisogno di un luogo sostitutivo prima di trasferirsi nel nuovo edificio. Anche secondo il Sole 24 ore l'ipotesi di un trasferimento a Milano è "oggettivamente poco probabile: l’assegnazione c’è stata e non si torna indietro. Casomai potrebbe essere interessante rivalutare i criteri con cui decisioni fondamentali vengono prese in sede di Consiglio Ue, evitando che in futuro non ci si riduca ad un sorteggio". 

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