Il piano del terrorista improvvisato di Manhattan fallisce

Mattia Ferraresi

New York. Il piano per un attentato terroristico a Manhattan è finito con la parziale esplosione dell’ordigno, che ha ferito in modo lieve quattro persone. Il più grave è l’attentatore, un 27 enne immigrato del Bangladesh di nome Akayed Ullah. Ullah si è legato all’addome una bomba artigianale e poco dopo le sette di mattina si è presentato alla stazione degli autobus di Port Authority, nel lato occidentale dell’isola, all’altezza della 41esima strada, uno degli hub del trasporto pubblico più trafficati delle frenetiche mattinate newyorchesi. Mentre camminava nel tunnel sotterraneo che congiunge Port Authority alla stazione della metropolitana di Times Square l’ordigno è esploso, ferendolo e stordendo leggermente alcune persone intorno a lui.

 

La polizia ha immediatamente inquadrato l’episodio come un atto terroristico e sta indagando per capire se Ullah ha agito da solo e se aveva costruito altre bombe improvvisate. Raramente i soggetti radicalizzati che trovano online le istruzioni per fare una pipe bomb assemblano un solo ordigno. Molto probabilmente il luogo dell’esplosione non era quello scelto dall’attentatore e la detonazione è stata parziale (forse è esploso soltanto il detonatore), circostanza che ha evitato una tragedia di proporzioni più ampie, ma un terrorista impreparato che riesce a mischiarsi indisturbato fra la folla nel cuore di New York con una simil-cintura esplosiva è abbastanza per riaccendere gli incubi della città che è il bersaglio supremo del terrorismo. L’attacco con il camioncino che falcia ciclisti e pedoni nel giorno di Halloween lo aveva ricordato chiaramente, ma l’approssimarsi delle feste natalizie rende anche più appetibile l’obiettivo. Le autorità dicono che nelle ore di punta, nel raggio di quattro o cinque isolati intorno a Port Authority si possono raccogliere fino a 500 mila persone. 

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