"Israele è già un patrimonio dell'umanità", dice Ruben Della Rocca

Micol Flammini

Roma. “E’ ora di dichiarare Israele patrimonio dell’umanità”. E’ la proposta di Claudio Cerasa sul Foglio di ieri, contro il tentativo sistematico di cancellare Israele e la sua storia, “per difendere il popolo ebraico dalla nuova intifada culturale”. La decisione di Trump di spostare l’ambasciata americana a Gerusalemme ha fornito nuovo materiale ai tanti che non vedono negli attacchi contro Israele la matrice di un’ideologia violenta e distruttiva, e per questo è il momento di reagire. E’ necessario portare avanti una nuova battaglia di civiltà – in cui l’Europa dovrebbe essere in prima linea – lanciando la candidatura di Israele come patrimonio dell’umanità. “Non posso che condividere l’iniziativa”, commenta Ruben Della Rocca, vicepresidente della Comunità ebraica di Roma, contattato dal Foglio, “ma rispondo anche con una provocazione: Israele è già patrimonio dell’umanità per tutti coloro che hanno l’onestà di riconoscerla come faro di democrazia”.

   

“I paesi europei dovrebbero gettare il cuore oltre l’ostacolo”, dice Della Rocca, “e assumersi la responsabilità di non lasciare spazio agli equivoci, fare dichiarazioni chiare e riconoscere a Israele i propri meriti, la sua civiltà e la storia”. Per Della Rocca, il silenzio dell’Europa rischia di essere inteso come un tacito sostegno al progetto dei paesi che dominano l’Unesco di spazzare via l’eredità di una civiltà millenaria, negando la storia ebraica di luoghi come il Muro del Pianto o il Monte del Tempio. “Il Foglio ci ha sostenuti e noi come Comunità ebraica di Roma abbiamo sostenuto il Foglio nelle manifestazioni contro la risoluzione dell’Unesco”, sorride il vice presidente. “Anche in questa battaglia non possiamo che essere vicini. Quale sia la posizione dell’Unesco nei confronti di Israele già lo sappiamo ma per chi sa distinguere è impossibile non notare quale sia il modello di civiltà che lo stato ebraico sta portando avanti”. L’agenzia delle Nazioni unite per la cultura e la scienza, con le sue mozioni, ha annichilito il rapporto tra gli ebrei e Gerusalemme.

  

Anche Della Rocca sostiene che l’attacco militare, culturale e politico con cui la decisione della Casa Bianca è stata accolta sia l’azione deliberata di un’ideologia distruttiva, che l’Europa deve combatte: “I vicini di Israele sono sempre stati pronti a tutto pur di cancellarlo e un sostegno maggiore da parte dell’Unione europea non farebbe altro che aiutare finalmente lo stato ebraico”, che non solo è un faro di democrazia, ma anche di libertà politica e religiosa.

  

Israele è l’avamposto d’Europa in medio oriente che però l’Europa non si decide a difendere. L’Italia dovrebbe farsi portatrice della battaglia per fare dello stato ebraico patrimonio dell’umanità e, perché no, l’inaugurazione il prossimo 14 dicembre del museo della Shoah di Ferrara potrebbe essere una buona occasione per ragionare sul tema: “La politica potrebbe dare un segnale più forte”, conclude Ruben Della Rocca. “Alcune personalità importanti come il presidente Mattarella, che sarà presente all’inaugurazione, hanno già fatto molto, come la visita alle Fosse Ardeatine o il ricordo di Stefano Tachè, ma si potrebbe sempre fare di più. Intanto, noi stiamo con Cerasa e con il Foglio, lanciamo questa candidatura”.

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