In agguato una nuova fiammata dei prezzi del gas

Martedì Arera comunicherà il prezzo del gas relativo a ottobre per i clienti vulnerabili. Le stime indicano un valore di circa 1,8 euro al metro cubo: sarebbe il livello più alto mai registrato, perfino superiore al picco raggiunto nel dicembre 2022

2 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 09:04
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Foto Ansa

Suona un nuovo campanello d’allarme sul fronte dell’energia, e questa volta rischia di arrivare direttamente nelle bollette delle famiglie. Martedì Arera comunicherà il prezzo del gas relativo a ottobre per i clienti vulnerabili. Le stime indicano un valore di circa 1,8 euro al metro cubo: sarebbe il livello più alto mai registrato. Perfino superiore al picco raggiunto nel dicembre 2022, nel pieno della crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina, quando tuttavia gli aiuti pubblici erano molto più consistenti di oggi. Ed è proprio questo il punto: a differenza di quanto accadde nel 2022, questa volta le famiglie rischiano di affrontare la nuova fiammata dei prezzi senza una rete di protezione pubblica.
Il dato arriva in una fase particolarmente delicata per il mercato europeo. Il Ttf, il principale riferimento per il prezzo del gas in Europa, ha ormai superato la soglia dei 100 euro al megawattora. E le riserve di gas del continente si presentano all’inizio della stagione fredda in condizioni tutt’altro che rassicuranti. La settimana scorsa è cominciato il prelievo dagli stoccaggi, con l’arrivo delle temperature più basse e la conseguente crescita della domanda. Al 29 ottobre gli stoccaggi italiani risultavano pieni al 91 per cento, un livello relativamente rassicurante. Ma alcuni dei principali paesi consumatori sono molto più indietro: Germania al 62 per cento, Paesi Bassi al 66 per cento, Austria al 67 per cento. Se le riserve tedesche dovessero rivelarsi insufficienti durante l’inverno, la pressione sulla domanda di gas potrebbe ripercuotersi anche sugli altri paesi europei, Italia compresa. Le conseguenze si vedono già anche sul mercato elettrico. In Italia il prezzo medio all’ingrosso è passato dai 111 euro al megawattora dell’ottobre 2025 ai 231 euro stimati per ottobre 2026. In dodici mesi è più che raddoppiato, con un’accelerazione particolarmente marcata negli ultimi mesi. Sul mercato elettrico si aggiunge anche il sospetto di possibili distorsioni nelle dinamiche di formazione dei prezzi. Arera sta approfondendo alcune pratiche potenzialmente irregolari.
In tutto questo, mentre il mercato corre, la politica procede con tempi molto più lenti. La legge di Bilancio appena approvata dal Consiglio dei ministri non contiene nuovi interventi diretti per alleggerire le bollette di famiglie e imprese. La manovra vale circa 26 miliardi, ma le risorse sono state concentrate su altre priorità. Il governo puntava a rispondere all’emergenza con un decreto bollette ad hoc, dopo l’intesa raggiunta con la Commissione europea per introdurre un tetto al prezzo del gas utilizzato per generare elettricità. Ma il decreto bollette, atteso nella stessa riunione di approvazione della legge di Bilancio, è stato rinviato. Ufficialmente per alcune verifiche tecniche. Sullo sfondo c’è però il confronto con gli operatori del settore, preoccupati per gli effetti del meccanismo.
Il decreto fisserà un tetto al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità, a circa 59 euro al megawattora per 12-18 mesi. Il meccanismo intende ridurre il costo dell’energia elettrica, intervenendo sul legame tra costo del gas e formazione del prezzo all’ingrosso dell’elettricità. La stima è un taglio del Pun, il prezzo unico nazionale dell’elettricità, di circa il 10 per cento. Per una famiglia media il beneficio si tradurrebbe in uno sconto di alcune decine di euro all’anno sulla bolletta della luce. Un sollievo, dunque, ma non una svolta. E soprattutto non senza effetti collaterali. Un prezzo dell’elettricità artificialmente più basso in Italia potrebbe infatti incentivare le esportazioni verso Austria e Slovenia, dove le quotazioni sarebbero probabilmente più alte. Anche se, secondo chi ha lavorato alla stesura del decreto, il rischio sarebbe comunque contenuto. Più delicata è la questione di chi dovrebbe sostenere il costo del meccanismo. Le centrali termoelettriche continuerebbero ad acquistare il gas al prezzo pieno sui mercati internazionali, ma riceverebbero poi un rimborso per la differenza, così da poter formulare offerte più basse sul mercato elettrico. Resta da stabilire chi dovrebbe finanziare questa compensazione: tutti i consumatori, soltanto quelli con contratti a prezzo variabile (che beneficerebbero direttamente della riduzione), oppure i venditori di energia elettrica, che potrebbero poi trasferire il costo sulle bollette. E’ proprio su questo nodo che il decreto si è incagliato. Secondo quanto risulta al Foglio, a opporsi alla misura sono stati soprattutto i venditori di energia, in particolare le società a controllo pubblico, preoccupati di dover sostenere un onere economico senza avere garanzie sulla possibilità di recuperarlo.
Martedì arriverà la conferma di quanto la nuova fiammata del gas rischia di costare alle famiglie con un contratto a prezzo variabile. E il governo potrebbe trovarsi senza strumenti sufficienti per contenerla.